La mente è tutto, il resto sono solo gambe

Oggi introduco un argomento che è alla base del metodo che Sportslife sta sviluppando: la relazione mente-corpo. Siamo così abituati a pensare in modo dicotomico, dividendo ciò che è fisico da ciò che è mentale, da non renderci conto che il pensiero è permesso da reazioni biochimiche, e che esso è in grado di intervenire su queste reazioni. Nella scrittura del mio libro “Mente e corpo: il recupero sportivo”, ho svolto una serie di ricerche sulla bibliografia scientifica relativa alla meditazione, trovando centinaia di studi che dimostravano, fuor d’ogni dubbio, la capacità del pensiero di condizionare la biochimica dell’organismo. L’ultimo studio che ho letto (http://jap.physiology.org/content/early/2013/05/28/japplphysiol.00049.2013.abstract) è veramente molto interessante. Markus Amann e collaboratori, in una ricerca ancora da pubblicare, hanno fatto un esperimento molto ingegnoso. La loro ipotesi di partenza era che l’esercizio di endurance fosse limitato, non solo dalla fatica periferica a livello muscolare, ma anche da una inibizione dei comandi che il cervello invia ai muscoli, il cosiddetto “central motor drive” (CMD).

Per dimostrare questo hanno fatto esercitare un gruppo di soggetti con una gamba fino ad esaurimento, poi con l’altra, sempre fino ad esaurimento, in giorni distinti. Infine, hanno fatto esercitare una gamba ad esaurimento e subito dopo l’altra rilevando anche l’elettromiografia. Nell’ultima versione la gamba esercitata per seconda si è affatica in un tempo inferiore del 49% rispetto a quanto faceva quando esercitata da sola. La cosa più affascinante è che il punteggio sulle sensazioni, espresso attraverso la scala Borg (una scala che misura la percezione dello sforzo), risultava molto più alto, anche se l’elettromiografia dava lo stesso valore rispetto alla prima gamba. Sostanzialmente a parità di sforzo oggettivo registrato, lo sforzo percepito era più alto. Questo induceva i soggetti a terminare anzitempo la seconda prova, nonostante le condizioni biochimiche non fossero differenti tra le due prove. In pratica lo sforzo compiuto dalla prima gamba induceva un feedback all’area motoria controlaterale che impediva di reclutare le fibre motorie. Questo ci dice una cosa molto importante, ovvero che la percezione dello sforzo condiziona la prestazione. Lo studio è un passo ulteriore verso le teorie di Tim Noakes sul Central Governor (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22514538) e di Ross Tucker sul anticipatory regulation model (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19224911), le quali teorizzano un ruolo molto importante del cervello nel determinare la performance. Il fenomeno del “freno a mano tirato” è molto noto in fisiologia, basti pensare che la riserva di forza massimale, non utilizzabile con la normale volontà, viene quantificata in una percentuale variabile tra il 15 ed il 20%!!! Non sono rari i casi in cui la cronaca riporta performance assolutamente incredibili compiute da casalinghe che hanno sollevato un’automobile per estrarre il figlio investito. La domanda è: come è possibile “sbloccare” questi limiti, pur evitando di eccedere il limite meccanico imposto dalla fisiologia? Utilizzando la meditazione. Esistono una serie di tecniche meditative in cui si “spogliano” le percezioni fisiche dei loro connotati cognitivi, lasciando che il cervello ne valuti esclusivamente i contenuti sensoriali oggettivi. È una nuova frontiera, che non solo apre prospettive molto interessanti per la scienza dell’allenamento, ma soprattutto ci arricchisce come persone. Sto lentamente introducendo queste tecniche con alcuni atleti che parteciperanno a prove estreme per valutare il corretto protocollo di applicazione.

Cristiano

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2 pensieri su “La mente è tutto, il resto sono solo gambe

  1. Molto interessante! Avevo da tempo notato La chiusura mentale che ho in certe giornate e in certe competizioni, analizzando a lungo la prestazione del singolo caso avevo intuito questi concetti su cui bisogna assolutamente intervenire.
    Grazie
    Sent from my BlackBerry® wireless device from WIND

  2. Mi viene in mente un esempio banale di “limite” imposto dalla mente: devo correre 10km..al 7mo “son stanco”…devo correrne 20..la stessa sensazione ce l’ho al 16esimo….
    Ho ripetute a 3’30, mi sembrano durissime, le faccio anticipare da ripetute a 3’10…mi sembrano facili..!
    Da approfondire!
    SuperCoach!

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