Ma come si fa a meditare?

Solberg e collaboratori (2000) hanno voluto verificare l’efficacia della meditazione nell’influenzare i marker fisiologici relativi allo sforzo sportivo. Trentuno podisti sono stati suddivisi in tre gruppi sperimentali, ad un gruppo è stata insegnata la meditazione ACEM, una tipologia di meditazione occidentale sviluppata in Scandinavia da un’equipe di psicologi e medici. La tecnica consiste nel ripetere mentalmente un suono senza senso (mantra), composto da vocali e consonanti. Le sessioni, solitamente, hanno una durata di trenta minuti e sono svolte due volte al giorno, tuttavia anche periodi più brevi sono ritenuti efficaci. Un secondo gruppo praticava il più conosciuto training autogeno. Un ultimo gruppo discuteva, una volta alla settimana, con uno psicologo riguardo i propri problemi. Le variabili misurate sono state: massimo consumo di ossigeno (VO2max), consumo di ossigeno post esercizio (EPOC), lattato ematico e frequenza cardiaca.

Il lattato ematico è stato prelevato immediatamente dopo l’esercizio e dopo dieci minuti dal termine. Il risultato più interessante dello studio è stato individuato nel gruppo istruito a praticare la meditazione, il quale palesava una minor produzione ed un più rapido smaltimento di lattato post esercizio. Tali fattori sono considerati indici di un recupero più efficiente. Il lattato è un prodotto della glicolisi anaerobica, cioè di uno dei sistemi energetici utilizzati per la resintesi dell’ATP, l’unica molecola utilizzabile dalle fibre muscolari per ottenere l’energia utile alla contrazione. La produzione di lattato è in relazione diretta con l’intensità dell’esercizio. La capacità di rimuovere il lattato è un indice di ottimo stato di allenamento.  Secondo la ricerca, quindi, la meditazione ha un impatto positivo sul recupero post esercizio e sulla prestazione stessa. Veniamo al dunque: “come si fa a meditare?”. Vorrei iniziare una serie di post sulle tecniche più comuni per raggiungere lo “spazio meditativo”. Come ho già detto più volte il modo più semplice per focalizzare l’attenzione è utilizzare le sensazioni che il nostro corpo ci manda in continuazione. In ambito neuroscientifico le sensazioni sono le informazioni “grezze” raccolte dagli analizzatori sensoriali di cui il nostro corpo è disseminato. Abbiamo analizzatori visivi (bastoncelli e coni della retina), uditivi (timpano), olfattivi (terminazioni della mucosa), tattili (corpouscoli di Pacini), gustativi (papille), propriocettivi e cinestisici (fusi neuromuscolari), nocicettivi etc. Le sensazioni si distinguono dalle percezioni che sono l’elaborazione cognitiva della sensazione. La nocicezione è una sensazione che attraverso l’elaborazione diviene la percezione dolorosa, che, proprio per questo è altamente soggettiva. Focalizzare l’attenzione sulle sensazioni, quindi, significa ascoltare ed osservare senza esprimere alcuna valutazione. La tecnica più semplice si chiama “body scan”, ed è proposta nelle tecniche di mindfulness di Kabat Zinn. L’esecuzione è molto semplice, ci si sdraia sul pavimento, occhi chiusi, e si inizia a portare l’attenzione sulle parti del nostro corpo. Si inizia dal uno dei due piedi. Si devono sentire le dita, partendo dall’alluce e passandole in rassegna una alla volta, poi si passa alla pianta del piede, alla caviglia, al collo del piede, alla tibia, polpaccio salendo al ginocchio, fianco, gluteo. Si sposta l’attenzione alla mano passando in rassegna tutte le dita, il palmo, il dorso il polso, avambraccio, gomito, bicipite, spalla, collo nuca, testa. La stessa cosa va ripetuta a ritroso dalla parte opposta, partendo dalla testa e finendo con il piede. Semplice no? Purtroppo vi renderete conto che non appena chiudete gli occhi la mente sarà perturbata da un’infinità di pensieri che vanno e vengono senza un senso apparente. Questo è quello che fa il nostro cervello incessantemente e causa, molto spesso, svariati problemi. Molti si scoraggiano dopo le prime prove e ritengono di non essere portati a meditare, niente di più sbagliato. I pensieri continueranno a venire, ma l’importante è porsi dal punto di vista osservativo, prendendo consapevolezza del pensiero senza farsi coinvolgere fino a quando esso si dissolve. Quando ci rendiamo conto che stiamo pensado riportiamo l’attenzione al nostro corpo…una, dieci, mille volte. Quello che causa lo stress non sono i pensieri in sè, ma tutta l’attività di coinvolgimento emotivo che scateniamo quando ci facciamo coinvolgere da essi. Continuare a rimuginare per un torto subito, essere in ansia per una riunione futura (o per una gara), sono costruzioni non reali su cui investiamo le nostre energie attivando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che scatena una serie di reazioni ormonali, le quali, quando diventano croniche, causano una serie di risposte negative. Il secondo errore di chi si avvicina per la prima volta alla meditazione e di “aspettarsi” che accada qualcosa. L’aspettativa è già, di per sè, un pensiero, ma in ogni caso non accade assolutamente nulla. Certo con la pratica si ha una sensazione di rilassamento e benessere, ma sul momento, per molto tempo, non succede proprio nulla. Gli effetti si percepiscono quando non si è in meditazione perché ci accorgiamo di reagire diversamente. Si può affermare che la meditazione è un’educazione della mente che gli insegna a non reagire automaticamente, secondo gli schemi che abbiamo acquisito attraverso l’educazione. Si disinnesca il rimuginare automatico e si riesce a valutare le diverse situazioni come osservatori, un po’ come un bambino che vede una cosa per la prima volta e ne apprezza la novità. Ci si trova ad osservare la quotidianità come se fosse ogni volta la prima volta. Non è un percorso facile, ma ne vale assolutamente la pena.

 

Cristiano

Annunci

2 pensieri su “Ma come si fa a meditare?

  1. Io pratico il ta e mi trovo bene coach, la sensazione di benessere e pressoché totale, solo che gli esercizi fino al calore escono bene poi dal cuore iniziò a stanarmi e i pensieri volano lontani….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...