Le cause dell’overtraining

Raglin e Morgan (1989) riportano che le più frequenti cause che secondo gli atleti sfociano nell’overtraining sono:

  • Troppa pressione per il risultato;

  • Troppo allenamento;

  • Esaustione fisica;

  • Noia dovuta alla ripetitività degli allenamenti;

  • Poco riposo e sonno disturbato;

 

Nel corso degli anni la ricerca si è indirizzata a studiare i correlati fisiologici associati all’overtraining nel tentativo di individuare a quale livello sistemico è possibile attribuire la causa principale del fallito riequilibrio omeostatico.

In uno studio divenuto un classico nel campo dell’overtraining, Costill e collaboratori (1971) dimostrarono che un gruppo di podisti che stavano affrontando un periodo di allenamenti molto intensi e apportava una percentuale di carboidrati con la dieta attorno al 40% delle calorie totali, mostrava un decremento progressivo delle scorte di glicogeno e segni di affaticamento. Quando a questi atleti fu assegnata una dieta contenente il 70% delle calorie totali provenienti dai carboidrati i livelli di glicogeno tornarono alla normalità ed anche le prestazioni migliorarono sensibilmente. Petibois e collaboratori (2003) hanno individuato una variazione del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi che spingerebbe l’organismo a catabolizzare eccessivamente il pool proteico. Sostanzialmente si ridurrebbe la capacità di produrre energia attraverso i carboidrati ed i lipidi aumentando, di conseguenza, l’impiego degli aminoacidi a scopo energetico. Fry e collaboratori (2006) hanno rilevato che il calo di prestazione massimale associate con l’overtraining è causato da una down regulation del recettore muscolare beta(2)-AR, il quale è responsabile della velocità di contrazione muscolare. Alcuni autori (Fleck 1993; Lehmann et al. 1993; Lehmann et al. 1999; Shintani et al., 1995) individuano nella disfunzione dell’asse ipotalamico-pituitario, causato dall’eccessivo stress, una riduzione del livello di testosterone concomitante ad un aumento di cortisolo. E’ stato dimostrato (Barron et al. 1985; Cizza et al., 1993; Urhausen et al., 1998) che nello stress cronico si ha una elevata e persistente secrezione di glucocorticoidi che potrebbero avere un importante ruolo nella desensibilizzazione dei centri corticali superiori in risposta agli stressor. Meeusen (Meeusen et al. 2007) evidenzia il ruolo combinato di fattori centrali e periferici della fatica indagando l’influenza dei neurotrasmettitori, in modo particolare della serotonina, sulla fatica centrale. Un’altra ipotesi sull’origine della fatica cronica attribuisce un ruolo importante al deficit proteico, causato da un insufficiente apporto attraverso l’alimentazione (Lowery e Forsythe 2006). Secondo Lowery e Forsythe, al crescere del workload non ci sarebbe un parallelo adeguamento dell’assunzione proteica provocando una progressiva deplezione del pool proteico che causerebbe l’insorgere dell’overtraining. E’ stato proposto(Kellmann 2002)che l’insorgere della sindrome da overtraining derivi da un’insieme di fattori predisponenti suddivisi in:interni ed esterni. Tra le cause internesono state individuate le seguenti:

  • Salute generale;

  • Stato di nutrizionale;

  • Stato emotivo;

  • Tipo di personalità;

  • Fattori ereditari;

  • Sesso (maschio o femmina);

  • Età;

  • Ciclo mestruale.

 

E’ lapalissiano che allenarsi duramente quando non si è un perfetto stato di salute non è consigliabile, infatti l’organismo è già impegnato nel combattere lo stato di malattia, se aggravato di un ulteriore stress si trova a fronteggiare uno squilibrio al quale non può fare fronte. La corretta nutrizione è alla base della capacità di risposta dell’organismo poiché è dalle sostanze ingerite che l’organismo ricava le componenti energetiche e plastiche per ripristinare le proprie risorse. Lo stato emotivo influisce in virtù del fatto che innesca processi fisiologici e ormonali simili a quelli attivati durante lo sforzo fisico sovrapponendosi ad essi. Il tipo di personalità è relativo alle strategie di coping messe in atto dal soggetto, mentre ai fattori ereditari va ascritta la diversa capacità dei sistemi fisiologici di rispondere alle sollecitazioni. Le cause esterne che possono determinare un eccessivo affaticamento sono:

  • Intensità dell’allenamento;

  • Volume dell’allenamento;

  • Monotonia dell’allenamento

  • Stress sociali, emotivi e psicologici;

  • Background atletico;

  • Condizioni ambientali e periodo dell’anno;

  • Qualità e quantità dell’alimentazione;

  • Qualità e quantità di sonno;

  • Infezioni;

  • Assunzione di alcol, fumo o medicinali;

  • Jet lag e altitudine.

 

La crescita dell’intensità e del volume di allenamento sono tra le cause principali dell’insorgere della sindrome da overtraining. Non c’è unanimità di consensi se incida in modo preponderante l’intensità (Uusitalo 2001) o il volume (Lehmann et al. 1997) di allenamento, ma la maggior parte degli studi condotti sono più inclini a considerare il parametro quantità come maggiormente responsabile. La monotonia dell’allenamento è un altro fattore predisponente. Allenamenti ripetitivi, percorsi sempre uguali, stessi orari, sembrano incidere sull’insorgenza dell’affaticamento cronico (Stone et al. 1991). Questo fatto è molto curioso e mostra quanto sia stretta la relazione tra fattori psicologici e fisiologici. Occorre prestare molta attenzione a queste fonti di perturbazione, sia a livello metodologico, in fase di programmazione degli allenamenti, sia nel momento in cui si contabilizza il workload totale subito dall’atleta. La risposta agli allenamenti dipende anche dalla storia atletica del soggetto, atleti di alto livello riescono a tollerare molto meglio lo stress. Essendo l’uomo un sistema dinamico aperto all’ambiente, le variazioni di quest’ultimo influenzano pesantemente la risposta dell’organismo, le condizioni climatiche e le variazioni cicliche stagionali possono alterare la risposta allo stress. Il sonno costituisce la principale strategia evolutiva messa in atto dall’organismo per ripristinare le risorse psicofisiche. Seppur non sia ancora chiaro attraverso quali meccanismi l’organismo si ristora dopo un sonno tranquillo, l’esperienza diretta ci mostra come un sonno di qualità abbia un effetto estremamente positivo sull’umore ed il vigore fisico. Infezioni in atto minano la capacità di riposta allo stress, è abbastanza intuitivo che quando l’organismo è mobilitato nel contrastare un insulto infettivo la quantità di risorse residue per gestire gli allenamenti è molto limitata, per questo motivo è sempre consigliato non intraprendere attività fisiche intense in presenza di malattie. Alcol, fumo e medicinali sono elementi dannosi per l’organismo che lo inducono ad attivare delle difese che ne riducono la capacità di risposta. Anche il jet lag e l’altitudine sono due elementi che perturbano l’equilibrio interno dell’organismo.

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