Recuperare con la meditazione

La meditazione ha da poco tempo attratto l’interesse della comunità scientifica, al pari delle discipline con stretti legami religioso-filosofiche, ritenendo, forse, che appartenesse più al regno del misticismo che non a quello rigoroso dell’indagine sistematica e rigorosa. La meditazione è una pratica, che in diverse filosofie, costituisce un mezzo per la congiunzione dell’uomo con il suo essere divino, tuttavia si è dimostrata molto influente sull’attività e la struttura cerebrale. Il cervello è composto da circa 100 miliardi di cellule chiamate neuroni che, durante la loro attività, producono dei potenziali elettrici la cui somma è rilevabile come onde elettriche per mezzo di uno strumento chiamato elettroencefalografo.

La frequenza delle diverse onde rilevate ha un significato associato all’attività mentale del soggetto in quel momento. Le onde Delta, hanno una frequenza compresa tra 0,1 e 3,9 Hz e caratterizzano il sonno profondo, le onde Theta vanno da 4 a 7,9 Hz e sono associate agli stati di piacere, si osservano tipicamente nelle fasi del sonno REM, le onde Alfa coprono le frequenze da 8 a 13,9 Hz e caratterizzano la veglia ad occhi chiusi, le onde Beta vanno dai 14 ai 30 Hz e sono tipiche degli stati di coscienza, infine le onde Gamma vanno dai 30 ai 42 Hz e sono rilevabili negli stati di tensione. Delmonte (1984), in una analisi effettuata su due ricerche longitudinali, ha rilevato che in soggetti con pratica pluriennale di meditazione, si individuano significative variazioni nelle onde alfa. Arambula (2001) ha mostrato come la pratica pluriennale della meditazione yoga possa aumentare la portata delle onde cerebrali Theta. Gli autori delle ricerche sopra citate attribuiscono alla meditazione la capacità ridurre gli effetti negativi dello stress. Nel capitolo relativo all’overtraining abbiamo affermato che un eccesso di stress ha delle conseguenze negative sul sistema immunitario, alcune ricerche (Fitzgerald 1988; Hedfors 1983; Halvorsen 1987) mostrano che la meditazione ha un’azione di contrasto verso lo stress potenziando le nostre difese immunitarie. Nella discussione sull’overtraining si accennato al problema dell’ URTI (upper respiratory tract infection) come conseguenza dello stress provocato da allenamenti eccessivamente intensi. In una ricerca molto interessante (Solberg 1995) si è dimostrato come la pratica della meditazione possa avere un impatto positivo sulla funzionalità del sistema immunitario. Sono stati selezionati due gruppi di podisti maschi, il primo è stato istruito, per i sei mesi successivi, alla pratica della meditazione, mentre il secondo non ha ricevuto alcuna istruzione che permettesse di praticarla. La fase di testing consisteva nel far correre ad intensità pari al VO2max per un tempo tale da indurre un grande affaticamento che potesse indurre una condizione di soppressione temporanea del sistema immunitario, come si verifica, appunto, nel caso dell’URTI. I risultati mostrano che il gruppo che aveva praticato la meditazione nei sei mesi precedenti, presentava una soppressione immunitaria meno marcata. Uno studio ancora più esplicito è stato condotto da Davinson e collaboratori (2003) i quali hanno indagato come la meditazione potesse influenzare la risposta immunitaria in seguito alla somministrazione del vaccino anti influenzale. Sono stati presi due gruppi, uno dei quali aveva appena concluso il programma “Mindfulness” di otto settimane, elaborato da Kabat-Zinn presso la Stress Reduction Clinic alla Massachusetts Medical School. L’altro gruppo non aveva ricevuto alcuna formazione. I risultati della ricerca hanno mostrato, per il gruppo mindfulness, un’attivazione della parte sinistra della regione pre-frontale del cervello, associata con la riduzione dell’ansia e l’induzione di stati di benessere. La risposta degli anticorpi, inoltre, è stata più rapida in questo gruppo rispetto al gruppo di controllo, dimostrando una influenza positiva sul sistema immunitario. L’ipotesi di Davinson, peraltro già esposta (Kang et al. 1991), è che esista una relazione tra l’attivazione della zona pre-frontale sinistra del cervello e il sistema immunitario. Abbiamo già osservato nel primo capitolo come le conseguenze dello stress sono le stesse indipendentemente dal fatto che questo sia di origine psicologica o fisica. Il carico cognitivo, l’ansia e le emozioni negative sono correlati all’aumento dello stress e all’immunodepressione (Guidi et al. 1999). Anche gli stressor di origine sociale inducono, ad esempio, stress ossidativo (Scarpellini et al. 1994) come se facessimo un’intensa attività fisica. Altri studi (Sudsuang et al. 1991; MacLean et al. 1997) indicano come la meditazione, attraverso la modulazione della risposta neuroendocrina, abbia un effetto sullo stress e le patologie associate. I livelli di cortisolo in risposta allo stress in praticanti meditazione si rivelano inferiori rispetto alla norma (Kima et al. 2005). Lo stress ossidativo appare molto più contenuto grazie all’aumentata produzione di melatonina1 conseguente alla pratica delle meditazione (Harinath et al. 2004; Solberg et al. 2004; Rodriguez et al. 2004). La melatonina, oltre a regolare il ciclo sonno veglia, ha un effetto sulla produzione della superossido dismutasi (SOD) e del glutatione (Reiter et al 2005) che hanno un’azione di contrastano verso i radicali liberi. Il suo effetto si è mostrato superiore rispetto ad altri antiossidanti, quali vitamina C, E e beta carotene (Baydas et al. 2002). In una ricerca (Solberg e al. 2000) per verificare l’efficacia della meditazione sul recupero psico-fisico, trentuno podisti sono stati suddivisi in tre gruppi sperimentali. Al gruppo sperimentale è stata insegnata la meditazione ACEM, una tipologia di meditazione occidentale sviluppata in Scandinavia da un’equipe di psicologi e medici. Un secondo gruppo praticava il più conosciuto training autogeno. Un ultimo gruppo beneficiava di un programma di sostegno psicologico. La tecnica ACEM consiste nel ripetere mentalmente un suono (mantra), composto da vocali e consonanti. Le sessioni, solitamente, hanno una durata di trenta minuti e sono svolte due volte al giorno, tuttavia anche periodi più brevi sono ritenuti efficaci. Il gruppo sperimentale ha mostrato una minor produzione ed un più rapido smaltimento di lattato post esercizio. Tali fattori sono considerati indici di un recupero più efficiente. Il fatto più sorprendente, relativo alla meditazione, è che quando praticata sul lungo periodo è in grado di modificare l’anatomia stessa del cervello (Holzel et al. 2008; Luders et al. 2009). La modificazione neuroanatomica interessa l’ippocampo, il talamo e la regione orbito frontale tradizionalmente associata alle emozioni (Davidson et al. 2000; Quirk 2006). Tutti questi dati confermano la capacità dei praticanti la meditazione di auto regolare le proprie emozioni e il comportamento, controllando l’attivazione fisiologica associata ad eventi stressanti (Brown et al. 2003). Secondo Davidson (2000) anche l’ippocampo è una zona associata all’espressione dell’emotività, per questo motivo si ritiene che un aumento di sostanza grigia in questa sede sia da associare ad un’accresciuta abilità nel produrre emozioni positive e mantenere una stabilità emotiva.

1 La melatonina è una molecola che contrasta efficacemente i radicali liberi.

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