Le basi del metodo FlessibilMente

Il principio su cui si basa FlessibilMente è la focalizzazione dell’attenzione sulle sensazioni inviate ininterrottamente dal corpo. Il cervello umano è un elaboratore di informazioni a capacità limitata e la quantità che l’ambiente, interno ed esterno, gli invia continuamente è enorme, per questo motivo esso utilizza delle strategie di gestione molto sofisticate. Nello specifico queste strategie si occupano di filtrare, in modo appropriato, le informazioni portando a livello di attenzione quelle essenziali per far fronte alle diverse situazioni. Le informazioni sono inoltre “impacchettate” in schemi in modo che la loro memorizzazione e successiva selezione siano il più efficienti possibile.

Questa operazione di schematizzazione, se da un lato si mostra vincente, dall’altro può comportare alcuni problemi quando è utilizzata in modo automatico. Le esperienze precedenti, infatti, costituiscono un filtro attraverso cui vediamo il mondo, così, mano a mano che facciamo esperienza, il filtro dell’attenzione diviene sempre più selettivo e attiva comportamenti stereotipati in modo automatico al fine di risparmiare energie per analizzare l’ambiente. Qualsiasi educatore motorio conosce bene le difficoltà nel correggere un errore tecnico a causa della difficoltà nell’apporre modifiche ad uno schema consolidato. Fino a quando l’atleta mantiene l’attenzione focalizzata sul compito possiamo notare un miglioramento del gesto tecnico, tuttavia, non appena la stanchezza o perturbazioni distrattive distolgono il focus, il vecchio schema motorio ricompare. Un esempio classico dell’attivazione automatica degli schemi è dato dalla lettura come possiamo renderci conto nel brano che segue:

‘Secnodo un pfrosseore dlel’Unviesrita’ di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate e’ che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato può serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si puo’ legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme. Cuorsio, no?’

Il nostro modo di pensare, al pari delle azioni motorie, è basato su schemi che apprendiamo nel corso dello sviluppo attraverso l’educazione. Per quanto detto nell’introduzione al capitolo, non c’è una distinzione tra apprendimento motorio e concettuale perché, anche il più astratto dei concetti, ha origine dal nostro essere un corpo. La teoria dello schema è utilizzata sia in ambito motorio (Schmidt e Wrisberg 2000) che cognitivo (Baddeley 2011) per spiegare come il cervello riesce a gestire l’infinità di informazioni che l’ambiente fornisce in ogni istante. Gli schemi sono stati una strategia evolutiva molto efficace perché hanno permesso di risparmiare spazio di elaborazione rendendo l’agire, di fronte ad un pericolo, immediato, tuttavia, molto spesso, essi entrano in azione automaticamente negandoci la possibilità di esprimere una scelta. Le persone creative sono quelle che osservano il mondo in modo originale: rompono gli schemi e trovano un modo diverso di fare le cose abituali. Dovremmo sforzarci di essere tutti più creativi, la creatività è la base del benessere. Cosa accade quando uno schema è associato ad un vissuto di ansia o a situazioni spiacevoli? Si riattivano parte dei processi fisiologici associati allo stress variando l’equilibrio ormonale ed endocrino. E’ su questa relazione che si esplica l’effetto dello stress psicologico a livello di soma. Gli effetti benefici sull’organismo derivanti dalla pratica di FlessibilMente sono i medesimi rilevati per le pratiche meditative, costituendo essa una particolare forma di Mindfulness. La caratteristica che la contraddistingue, rispetto alla meditazione tradizionale, è la modalità attraverso la quale si giunge a allo “spazio” della consapevolezza. L’utilizzo del corpo, infatti, è un veicolo che risulta molto vicino alla cultura occidentale e permette di superare alcune difficoltà legate alla meditazione statica permettendo una più diretta focalizzazione dell’attenzione. L’utilizzo di posizioni molto simili a quelle utilizzate dagli atleti per fare stretching, infatti, gli permette di essere accettata come pratica di recupero allontanando la diffusa diffidenza verso le disciplini di origine orientale. L’idea di base è che attraverso la concentrazione sulle proprie sensazioni corporee si possa alleviare il conflitto interno che si manifesta quando le nostre aspettative di vita non corrispondono alla realtà (Brach 2003; Hayes 2004). La risposta fisiologica a questo cambio di stato mentale si esplica a livello immunitario, endocrino ed ormonale (Davinson et al. 2003; Grossman et al. 2004). Il cambiamento che avviene nel cervello non è solamente a livello funzionale, come mostrato da Davinson (2003), ma anche a sul piano neuro anatomico. Lazar e collaboratori (2005), infatti, hanno rilevato un aumento dello spessore di due parti del cervello: l’area prefrontale, bilateralmente e l’insula, specialmente nell’emisfero destro. Il grado di ispessimento è correlato con la quantità di tempo dedicata alla pratica della meditazione. E’ quindi plausibile che focalizzare l’attenzione, come avviene in FlessibilMente, e tutte le pratiche che coinvolgono la meditazione, promuova la plasticità neurale. Le ricerche di Davinson (Davinson 2004) mostrano che i soggetti che praticano meditazione hanno delle modificazioni funzionali che permettono di regolare le proprie emozioni in modo efficace e positivo. Tali cambiamenti nell’emisfero sinistro correlano con la forza del sistema immunitario. Insieme questi dati permettono di azzardare l’ipotesi che questo sia il meccanismo che accomuna tutte le pratiche, compresa FlessibilMente, che agiscono sulla qualità del recupero psico-fisico. Le regioni limbiche contengono il principale regolatore ormonale, l’ipotalamo, che esercita influenze dirette sul corpo. Il sistema endocrino, insieme all’influenza che il cervello esercita sul sistema immunitario si configurano come il nesso diretto tra psiche e soma. A livello pratico perché il meccanismo descritto entri in funzione, è necessario “spogliare” le sensazioni che il corpo ci invia dei pensieri a cui sono stati accoppiati nella nostra esperienza. Il termine tecnico per descrivere l’esperienza di vita provata del nostro sé è “ipseità”, ovvero il modo essenziale di essere al di sotto degli strati di pensiero che provocano, inevitabilmente reazione, identità e adattamento (Lutz et al. 2007). Per questo motivo una seduta di FlessibilMente, prima di entrare nella fase meditativa tradizionale, passa per l’esperienza corporea. Focalizzarsi sulle sensazioni che i propriocettori inviano al cervello è un metodo estremamente semplice di raggiungere l’ipseità. L’enterocezione è basata sulla nostra capacità di focalizzarci sullo stato interno del nostro corpo escludendo tutto quanto il resto. E’ l’insula che trasmette le informazioni dal corpo al cervello (Carr et al. 2003) e che presumibilmente è coinvolta nell’esperienza propriocettiva pura che caratterizza tutte le pratiche contemplative. L’osservazione focalizzata su sé stessi coinvolge anche parte delle aree prefrontali mediali (cingolato anteriore e prefrontale mediale). (Decety e Chaminade 2003). FlessibilMente non è nulla di diverso rispetto alla meditazione tradizionale, solo permette di accelerarne l’apprendimento insegnato come focalizzare l’attenzione attraverso l’utilizzo delle sensazioni corporee. Nell’ambiente della meditazione si afferma spesso che viviamo ricordando il passato e proiettando le nostre aspettative nel futuro, perdendo l’unica cosa reale: il momento presente. Quando quest’attività assume caratteristiche negative, rammaricandoci per quello che è stato il passato, o immaginando un futuro difficile, viviamo con ansia generando tutta la serie di conseguenze psicofisiologiche che abbiamo considerato essere alla base dell’eccesso di stress. Troppo spesso consideriamo l’emotività e le emozioni come qualcosa che non riguarda la cognizione, in realtà questo è un grossolano errore. Le emozioni hanno, nel vero senso della parola, un “corpo”. Davinson ed Ekam (1990) hanno dimostrato che le emozioni, non solo determinano delle espressioni facciali che sono universali in ogni popolazione umana, ma anche inducono i cambiamenti fisiologici che si accompagnano alla specifica emozione. Le espressioni facciali determinano le emozioni ad esse associate, sorridere porta felicità e, grazie all’intervento del sistema dei neuroni mirror, contagia le persone che ci stanno vicino! In uno studio molto interessante (Buccino et al. 2005), si voleva dimostrare che l’ascolto di frasi che descrivono azioni motorie avrebbe determinato un’attivazione del sistema dei neuroni specchio, il cui effetto influenzerebbe l’eccitabilità della corteccia motoria primaria e quindi l’esecuzione dei movimenti da essa controllati, come sostenuto dall’ipotesi della cognizione incarnata. Nei due esperimenti condotti gli autori hanno dimostrato che l’ascolto di verbi a contenuto motorio (calciare, afferrare…), che descrivevano azioni eseguite con effettori diversi, come ad esempio la mano o il piede, attivavano in modo specifico diverse regioni della corteccia motoria le quali controllavano, somatopicamente, le azioni evocate dalle frasi stesse. La ricerca scientifica ha chiarito incontrovertibilmente che pensiero, emozioni e movimento sono interconnesse. Il pensiero è fatto di parole e le parole si correlano ai movimenti. Pensiamo attraverso il linguaggio e, nel momento in cui lo facciamo, i neuroni inviano dei segnali ai muscoli che permettono l’articolazione delle parole. FlessibilMente, attraverso dei semplici esercizi, aiuta a focalizzare l’attenzione sulle sensazioni corporee accompagnando la persona verso la meditazione in modo naturale. Questo ci porta a disattivare la catena di reazioni che alimentano lo stress. Ma come funziona il meccanismo top down che ci impedisce di vivere di sole sensazioni? Quando vediamo un oggetto i dati visivi giungono ai livelli più bassi della neocorteccia e, successivamente, vengono elaborati dagli strati corticali superiori, dove in seguito a un processo elaborativo percepiamo l’oggetto. La corteccia manda però anche informazioni dagli strati superiori a quelli inferiori, per questo motivo riconosciamo un oggetto di cui abbiamo già fatto esperienza ancora prima di analizzarlo. Il meccanismo ci permette di evitare infinite elaborazioni, ma può farci perdere il senso dell’esperienza diretta se non ne siamo consapevoli e, molte volte, crea degli automatismi che innescano la cascata di spiacevoli eventi fisiologici di cui abbiamo più volte parlato. Hawkins e Blakeslee (2004) chiamano gli schemi top down “rappresentazioni invarianti”. Le rappresentazioni invarianti ci permettono di valutare in modo estremamente rapido l’ambiente. Tutto quanto abbiamo già appreso ci permette di diventare degli elaboratori estremamente performanti influendo sugli input sensoriali evitando di compiere ad ogni esperienza tutto il processo di elaborazione compiuto in fase di apprendimento. Il rovescio della medaglia è che tutte queste rappresentazioni invarianti opprimono le nostre esperienze sensoriali. In questo modo si sviluppa il filtro attentivo accennato all’inizio del capitolo. Flessibilmente ha lo scopo di realizzare un’elaborazione dal basso verso l’alto (Bottom up), disinnescando le rappresentazioni invarianti. E’ possibile attivare una comunicazione sensoriale dal basso verso l’alto portando il focus attentivo su ognuno dei sensi, ma il modo più efficace e semplice di fare questo è attraverso le sensazioni emanate dal corpo (Ogden et al. 2006), per questo motivo Flessibilmente inizia dalla pratica corporea. L’atteggiamento meditativo è il pilastro portante dell’efficacia di Flessibilmente. Nell’immaginario collettivo dell’uomo occidentale la meditazione è spesso avvolta da un velo di mistero e misticismo. Uno studio di Baer e collaboratori (2006) hanno analizzato molti questionari relativi alla minfulness rilevando l’esistenza di cinque fattori emergenti:

Non reattività rispetto all’esperienza interna;
Osservare le sensazioni, le percezioni, i sentimenti ed i pensieri;
Agire in modo consapevole e non automatico;
Descrivere con parole le esperienze;
Avere un atteggiamento non giudicante.

Essa è una condizione che è presente in tutti noi, anche se non ne siamo consapevoli. Gli effetti della meditazione si dispiegano in tutta la loro potenza quando siamo presenti nel momento, consapevoli. Tutti abbiamo assaporato questi momenti nella nostra vita, da bambini abbiamo vissuto nella consapevolezza durante il gioco. I bambini vivono essenzialmente nel presente e, fino a quando i condizionamenti sociali trasmessi con l’educazione, non li portano ad agire sull’onda del passato, sono quello che fanno in quell’istante. Si dice che il bambino non gioca, ma è il gioco perché vive intensamente la situazione contingente e non proietta le sue aspettative sul futuro. In un certo senso, se ci pensiamo, da bambini non esiste qualcosa che non sia realizzabile nel futuro, tutto è possibile. Da adulti perdiamo questa capacità innata perché sviluppiamo la personalità. Personalità deriva dal termine latino “persona” che significa maschera, quindi seguendo l’etimologia del termine potremmo dire che una persona che ha una certa personalità maschera il suo sé per presentarsi come la società impone. La meditazione ha lo scopo di togliere la maschera per farci comprendere chi in realtà siamo e per far questo agisce interrompendo l’incessante traffico di pensieri che affollano la mente. Se proviamo a chiudere gli occhi per qualche istante e decidiamo di non pensare ci rendiamo immediatamente conto di quanto questo sia difficile. Non riusciamo a smettere di pensare, nemmeno per una manciata di secondi, è un turbinio inarrestabile che affolla la nostra mente. Ricordi e preoccupazioni per le cose da fare nel futuro ci impediscono di essere nel momento presente. Ecco per quale motivo FlessibilMente parte dalla focalizzazione sulle sensazioni del corpo, perché, se anche all’inizio è per pochi istanti, in quel tempo riusciamo a non pensare. La meditazione in FlessibilMente è posta in chiusura, dopo aver eseguito gli esercizi di sensibilizzazione ed allungamento che ci rendono più recettivi e pronti ad osservare in maniera distaccata il pensiero. Quando riconosciamo, come ricorda sempre Kabat Zinn, che “un pensiero è solo un pensiero e non siamo noi”, alziamo la maschera e ci poniamo in una situazione di osservatori che non si fanno coinvolgere dai giudizi di cui questi pensieri sono carichi, disinnescando la loro capacità di suscitare emozioni negative. E’ questa attività meta cognitiva che permette di rompere gli schemi e dispiegare il ventaglio delle scelte possibili, disattivando sul nascere tutti gli eventi che alimentano lo stress.

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