Quale dieta è più efficace per dimagrire?

Il problema dell’obesità nella società del benessere è divenuto ormai di allarmante attualità. E’ stabilito da tempo un legame tra accumulo di grasso cutaneo e sviluppo di patologie quali sindrome metabolica, diabete, problemi cardiaci e alcuni tipi di tumore  ai quali si vanno ad aggiungere patologie osteo-articolari, molte volte invalidanti.

L’esercizio fisico, come sempre, è la prima azione preventiva per garantire un controllo del peso attraverso una maggior spesa energetica ed un ambiente endocrino favorevole al mantenimento di un assetto metabolico che non conduca ad accumuli di adipe, ad esempio attraverso l’azione sulla leptina, l’insulina e le catecolamine. Tuttavia se non c’è un controllo sul versante dell’introito calorico attraverso l’alimentazione, si può creare un eccesso calorico che l’organismo conserva sotto forma di adipe. Ma quale è la dieta miglior per controllare il peso corporeo? Negli anni si sono succedute svariate proposte, spesso agli antipodi, che vantavano di essere la panacea e l’alimentazione “naturale” dell’uomo. Il tutto si gioca sempre sulla proporzione dei macronutrienti (carboidrati, proteine e lipidi) nel computo delle calorie totali introdotte ai pasti. Per un certo periodo sono stati demonizzati i lipidi, poi le proteine ed ora è il momento dei carboidrati. Un gruppo di ricercatori (Frank et al. 2009) ha pubblicato un articolo sul prestigioso “New England Journal of Medicine” per verificare l’azione di diverse diete sul dimagrimento. Hanno sottoposto 811 adulti sovrappeso o obesi a 4 diversi regimi alimentari che variavano nelle percentuali di lipidi, proteine e carboidrati. Un gruppo aveva una dieta composta dal 20% di lipidi, 15% di proteine e 65% di carboidrati, un secondo gruppo 20% di lipidi, 25% di proteine e 55% di carboidrati, un terzo gruppo 40% di lipidi, 15% di proteine e 45% di carboidrati ed un quarto gruppo 40% di lipidi, 25% di proteine e 35% di carboidrati. La ricerca è stata estesa per due anni, poiché solitamente una dieta ha un effetto tangibile sul breve periodo ma poi tende a diminuire l’efficacia nel tempo. I risultati sono inequivocabili. Tutti i partecipanti, indipendentemente dal tipo di dieta adottata hanno perduto il 7% del loro peso iniziale. Dopo un anno hanno iniziato a riacquistare peso, ma a distanza di 2 anni il peso si è mantenuto al di sotto del peso che avevano all’inizio dello studio. La sentenza degli autori è granitica, di ogni dieta ciò che fa perdere peso non è la composizione percentuale dei macronutrienti ma il deficit calorico imposto. Un dato che emerge dallo studio è relativo al tipo di alimenti ingeriti indipendentemente dalle percentuali di macronutrienti utilizzati. I partecipanti, infatti, sono stati istruiti a seguire le linee guida per una corretta alimentazione (Lichtenstein et al. 2006) che in sintesi prevede di non mangiare prodotti di derivazione industriale (che spesso contengono sostanze che poco hanno a che vedere con gli alimenti), bevande zuccherine e carboidrati raffinati in eccesso.


Frank M. Sacks et al. Comparison of Weight-Loss Diets with Different Compositions of Fat, Protein, and Carbohydrates, N Engl J Med 2009;360:859-73.

Lichtenstein AH, Appel LJ, Brands M, et al. Diet and lifestyle recommendations revision 2006: a scientific statement from the American Heart Association Nutrition Committee. Circulation 2006;114: 82-96.

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