IL CONCETTO DI SOGLIA

Il primo passo da affrontare quando si vuole interpretare correttamente un fenomeno è di riuscire a definirlo fugandone, per quanto possibile, le ambiguità. Non è evidentemente quanto è accaduto nella definizione di soglia, in cui diverse descrizioni riferite anche a differenti meccanismi si sono sovrapposte creando non poche difficoltà agli allenatori.

La soglia per definizione rappresenta un limite di passaggio per cui quello che viene prima è sostanzialmente differente da ciò che segue: è un gradino “secco”, discreto, netto che differenzia due fenomeni. La maggior parte degli studi sulla soglia del lattato sono stati condotti attraverso protocolli incrementali in cui, ai soggetti, era richiesto di pedalare su un cicloergometro o correre su un tapis roulant e, a intervalli regolari, era aumentata l’intensità dello sforzo, dopo aver effettuato un prelievo ematico per valutare la concentrazione di lattato. I valori di intensità e concentrazione di lattato sono riportati su un grafico. La curva risultante assume l’aspetto sottostante:

 

soglia

Si può notare che inizialmente la relazione tra concentrazione di lattato e intensità (qui rappresentata come velocità di corsa) è costante rispetto alla concentrazione di lattato, mentre in corrispondenza di un certo valore (circa 13,8 Km/h nel caso della figura) la relazione diviene esponenziale. Secondo la definizione classica il punto in cui cambia repentinamente il tipo di relazione, indica la soglia del lattato e rappresenta l’intensità in cui la glicolisi produce più piruvato di quanto possa essere convertito in acetil-CoA e quindi si ha un accumulo di lattato. Su questo punto già sorgono i primi problemi poiché, alcuni studiosi come Noakes (Noakes 2003), ritengono che in realtà non vi sia alcuna “rottura” nella curva che descrive la concentrazione del lattato rispetto all’intensità dello sforzo. Noakes sostiene che si tratta di un errore metodologico di campionamento e che in realtà la curva sua esponenziale sin dall’inizio, per cui non esisterebbe alcuna soglia ma solo un continuum lungo il quale il lattato inizia ad accumularsi quando eccede la capacità dei mitocondri di ossidare il piruvato. In effetti il meccanismo glicolitico è già in funzione a intensità ben inferiori alla presunta soglia del lattato e rappresenta la fase di produzione del piruvato che alimenta la fosforilazione ossidativa. Il limite dei test incrementali è dovuto alla scarsa attenzione posta sulla variabile tempo con intervalli troppo contenuti per permettere lo stabilizzarsi di un eventuale, nuovo steady state. Per questo motivo, sono da valutare con attenzione protocolli di rilevazione della soglia del lattato affidati esclusivamente alla ricerca delle 4 mmol/l ematiche o che prevedono intervalli di tempo troppo ridotti tra un livello di intensità e quello successivo. Il MLSS è definito come l’intensità dello sforzo mantenuto per più di venti minuti per cui la concentrazione di lattato rimane costante o aumenta per un valore inferiore ad 1 mmol/l, questo è l’unico modo certo di individuare la soglia del lattatto (Ferretti & Capelli 2008). Storicamente la soglia del lattato ha avuto un grande successo in seguito a una serie di ricerche che mostravano come il miglior modo per allenare la resistenza fosse quello di eseguire degli allenamenti all’intensità corrispondente (Mader 1976). Oggi è chiaro che la realtà è ben diversa e che in una corretta metodologia diversi mezzi allenanti devono essere impiegati per ottenere i migliori risultati. La soglia è divenuta così un parametro per modulare l’intensità dello sforzo, ovvero un valore normativo su cui è possibile derivare le varie intensità dei mezzi allenanti. Olbrecht (Olbrecht 2000) ritiene che l’individuazione della soglia del lattato sia una mera questione accademica e che avere un profilo delle diverse. Nel prossimo articolo discuteremo i test utilizzati per la rilevazione della soglia del lattato.

 


 

BIBLIOGRAFIA

Ferretti G., Capelli C., Dagli abissi allo spazio. Ambienti e limiti umani, Edi Ermes, Milano 2008.

 

Mader A., Heck H., Hollmann W., Evaluation of lactic acid anaerobic energy contribution by determination of post-exercise lactic acid concentration of ear capillary blood in middle distance runners and swimmers, in Landing F., Orban W. (a cura di), Exercise Physiology, Miami: Symposia Specialists 1976; 187-199.

 

Olbrecht J., Science of winning. Planning, periodizing and optimizing swim training, F.G. Partners, Antwerp 2000.

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