OFF-SEASON: IL RIPOSO CHE ALLENA

Uno dei concetti più ostici da comprendere per l’atleta dilettante è l’importanza del recupero, in particolare di quel periodo di tempo conosciuto come “off-season”. L’atleta, generalmente, vorrebbe essere in condizione per tutto l’arco dell’anno, mal tollera un riposo che si estende per più di qualche giorno.

Molti sono soggetti ad un vero e proprio “sport addict” per cui si verifica una dipendenza (reale) dall’attività fisica. In parte ciò è dovuto a fattori di carattere endocrino, come il rilascio di endorfine: una sorta di morfina prodotta endogenamente dall’organismo, in parte è un fattore psicologico legato alla paura di “perdere” la condizione raggiunta con gli allenamenti. La verità, tuttavia, è che l’organismo umano quando sottoposto a stimoli cronici raggiunge uno stato di “plateau” in cui tende a mantenere il livello raggiunto, senza ulteriori incrementi. Questo si verifica quando gli allenamenti sono ripetitivi, quando non c’è un’alternanza tra giorni di carico e giorni di scarico all’interno del microcilco e su scala più ampia, quando non si “spezza” una stagione agonistica dalla successiva. Se si vogliono ottenere miglioramenti significativi l’osservazione del periodo di off-season è condizione imprescindibile. In molti casi atleti di livello mondiale osservano un semestre “sabbatico” quando non riescono più ad incrementare il livello prestativo. Accade molto spesso che atlete che rientrano da una gravidanza o atleti che rientrano da un infortunio stabiliscano il loro personal best. Generalmente si pensa all’affaticamento come ad un fenomeno prettamente muscolare mentre la vera fatica, quella che impedisce gli adattamenti e conduce all’overtraining è a carico del sistema nervoso centrale. La maggior parte degli ormoni che regolano l’attività dell’organismo sono “coordinati” a livello dell’asse ipotalamo-ipofisario che mette in comunicazione sistema nervoso al sistema endocrino o meglio, permette al primo di regolare il secondo. La stanchezza del sistema nervoso centrale, quindi, determina un’alterazione dell’ambiente ormonale con conseguenze non solo a livello di prestazione ma anche sulla salute. Atleti che sono in una condizione “borderline” sono spesso soggetti all’Upper Respiratory Tract Infections (URI or URTI) ovvero contraggono più malattie infettive legate al tratto respiratorio. La causa è un abbassamento delle difese immunitarie come riportato nell’immagine.

Urti

Il sistema nervoso ha dei tempi di recupero molto più lenti rispetto all’affaticamento muscolare e oltre ad essere “stancato” dall’attività fisica subisce perturbazioni dagli impegni cognitivi ed emotivi. E’ per questo motivo che un periodo di allontanamento di almeno quindici giorni dal proprio sport di riferimento è un obbligo. Durante l’off-season si dovrebbe osservare un periodo di non meno di 15 giorni di riposo assoluto, concedendosi delle passeggiate all’aria aperta e dedicandosi alle proprie passioni, spesso trascurate per allenarsi. Passato questo periodo ci si dovrebbe impegnare in attività sportive completamente diverse dalla propria con il duplice vantaggio di stimolare la muscolatura in modo diverso e soprattutto dare nuovi stimoli al sistema nervoso centrale. In totale prima di tornare alla propria attività sportiva dovrebbero passare 3-5 settimane. Quando ricomincerete sarà sicuramente molto faticoso ma sarete pronti per ottenere quel balzo prestativo che tardava a venire.

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