Moveor ergo cogito: movimento e cognizione

Quando iniziai a praticare sport, una quarantina di anni or sono, era ricorrente il detto : “quello è tutto muscoli e niente cervello”. Per moltissimo tempo l’attività motoria è stata associata ad un basso livello intellettivo, come se il movimento stesso fosse causa di “erosione” delle capacità cognitive. Vorrei parlare del movimento e del suo ruolo fondamentale nello sviluppo equilibrato della persona e delle sue capacità intellettive. Innanzitutto cerchiamo di capire, in modo grossolano, cosa significa “intelligenza”. A lungo l’intelligenza è stata intesa come un tratto unico che racchiudeva tutte le capacità cognitive della persona. Erano i tempi del QI il test d’intelligenza inventato da Alfred Binet. Il test fu utilizzato per fare uno screening sulle capacità intellettive degli immigrati negli USA. Gli italiani, gli uomini di colore e gli immigrati in genere, risultarono tutti sub-intelligenti, rispetto agli americani. Fu anche grazie a questo test, che allora si riteneva scientifico, che si diffuse l’idea razzista di una superiorità di una razza rispetto ad un’altra. Il problema di questo tipo di test è che sono affetti da un “bias” culturale. L’intelligenza stessa è inevitabilmente intrisa di cultura poiché ciò che è ritenuto espressione di intelligenza in una cultura non lo è in un’altra. Per assurdo se prendessimo un qualsiasi premio Nobel e lo abbandonassimo nella giungla amazzonica, con ogni probabilità, avrebbe la stessa speranza di vita di un marine paracadutato in zona di guerra durante la guerra del Vietnam: una settimana. La domanda che si pone è quindi chi è più intelligente: l’indigeno che vive nella foresta o il premio Nobel? A mettere apposto le cose ci ha pensato uno psicologo americano docente ad Harvard, Howard Gardner con la teoria delle intelligenze multiple. Gardner sostiene che l’intelligenza è un insieme di tratti (almeno dieci) in cui ognuno sviluppa in modo peculiare alcuni tratti piuttosto che altri. Ecco allora che la risposta alla domanda precedente sarebbe che il Nobel eccelle nell’intelligenza linguistica, logico-matematica, filosofico-esistenziale, mentre l’indigeno in quella spaziale, cinestetica e naturale. Riferendosi alla specificità del movimento, ovvero all’apprendimento motorio, si è passati da una presunta intelligenza motoria globale alla considerazione di una serie di capacità motorie note come capacità coordinative. Quindi non esiste un atleta che è più intelligente a livello motorio in assoluto ma, piuttosto, che eccelle in alcune capacità. Ma quello di cui vorrei parlare oggi è dell’azione che ha il movimento, di qualsiasi forma esso sia, sullo sviluppo dei neuroni (materia grigia) e delle cellule complementari (materia bianca). Un gruppo di ricercatori dell’università di Adelaide sono riusciti a dimostrare che 30 minuti di attività aerobica intensa sono in grado di aumentare la plasticità cerebrale, ovvero le connessioni tra neuroni in diverse zone del cervello. Alle stesse conclusioni era giunto il gruppo Chaddock-Heyman dimostrando come l’attività fisica induca nei bambini un aumento della materia bianca, l’insieme dei collegamenti tra i neuroni. L’aspetto più affascinante resta tuttavia la teoria della embodied cognition (cognizione incarnata), nata in seguito alla scoperta del mirror neuron system da parte del gruppo di ricerca dell’università di Parma. Rizzolatti ed il suo gruppo scoprirono per caso, durante un esperimento con delle scimmie, che il cervello è dotato di popolazioni di neuroni che si attivano sia quando si esegue un movimento, sia quando lo si osserva eseguito da un’altra persona. Altri ricercatori, tra cui un gruppo della facoltà di Verona, hanno dimostrato che oltre ad attivare il mirror neuron system, l’osservazione di un’azione attiva anche la muscolatura corrispondente al movimento. Noi siamo e pensiamo perché ci muoviamo, fare esercizio fisico non è solo una questione di benessere fisico ma anche mentale.


Bibliografia

Ridding M, et al. Just 30 minutes of exercise has benefits for the brain. University of Adelaide. 2014.

http://journal.frontiersin.org/Journal/10.3389/fnhum.2014.00584/full

http://blogs.biomedcentral.com/bmcblog/2014/03/14/the-subway-of-the-brain-why-white-matter-matters/

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