Allenamento di forza e mitocondri

Nella metodologia dello sport, così come nella ricerca correlata, è ormai consolidata una dicotomia che trova uguali solo nel pensiero filosofico risalente a René Descartes. Sto parlando della fittizia separazione tra attività aerobica e attività di potenza.

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Negli anni ha avuto molta più fortuna la prima grazie all’influenza di Kenneth H. Cooper, ma soprattutto per merito delle apparecchiature idonee alla misurazione dello sforzo aerobico. L’analisi bioptica e cellulare è abbastanza recente, prima che questa fosse possibile l’unico metodo di indagine era la valutazione degli scambi respiratori, per questo motivo tutta la ricerca risalente agli anni 60’ e 70’ è viziata da un “bias” metodologico sbilanciato verso l’attività aerobica.

Per farla breve l’attività aerobica si è imposta al di sopra delle esercitazioni di forza perché la ricerca si è indirizzata solo verso quel versante. Oggi grazie alle nuove metodologie di ricerca cellulare e molecolare anche gli esercizi di forza hanno riacquisito la dignità che per molto tempo gli è stata negata. Eppure il buon senso avrebbe dovuto porci qualche dubbio anche senza strumenti d’indagine. Basta osservare dei bambini che giocano o l’ordine di importanza dei sistemi energetici per capire che forse l’uomo non è nato maratoneta. Il gioco libero dei bambini è composto da brevi corse (5”-10”) ad altissima intensità alternate da pause, arrampicate, trazioni, spinte. Nella gerarchia dei sistemi energetici quello della fosfato creatina è il primo ad attivarsi e l’unico che si ricostituisce nel giro di poche decine di secondi, infatti seppur può garantire un flusso di soli 5-6 secondi a massimo regme, si ricostituisce quasi completamente in circa 30-60”, contrariamente al glicogeno muscolare che necessita anche di 48 ore. Una delle tesi avanzate dai sostenitori dell’attività aerobica è la sua influenza (esclusiva secondo molti) sull’attività mitocondriale. Ricordo che i mitocondri sono gli organelli cellulari in cui avviene la respirazione cellulare, ovvero in cui l’ossigeno è utilizzato per produrre energia a partire principalmente da glucosio e FFA. Sembrerebbe quindi che la biogenesi (nuova formazione) di mitocondri e degli enzimi associati sia un’esclusiva dell’attività aerobica, almeno questo è quello che la ricerca per molto tempo ci ha raccontato. Molte ricerche hanno smentito questo assunto, uno studio di Porter e collaboratori ha mostrato che anche l’esercizio di forza altera l’espressione quantitativa e qualitativa dei mitocondri. Undici persone sono state sottoposte a 12 settimane di allenamento di forza. E’ stata eseguita una biopsia prima e dopo le 12 settimane di allenamento per valutare l’impatto sui mitocondri. Il risultato ha mostrato un incremento del complesso I e dei substrati relativi a complesso I e II. Gli autori hanno concluso che l’allenamento di forza, insieme a molti altri benefici, come la riduzione della massa grassa in favore della magra, ha un effetto sostanziale anche sulla funzionalità mitocondriale. Quindi i benefici a livello aerobico si ottengono anche quando si effettuano allenamenti di potenza. Ovviamente un’attività aerobica, specialmente se breve e ad alta intensità, avrà un impatto maggiore, tuttavia ritengo che con competenza il preparatore atletico può confezionare delle routine di allenamento di durata contenuta che possono essere proposte a persone che non hanno ambizioni sportive per massimizzare gli effetti salutistici dell’attività fisica.


 

fonte:

Med Sci Sports Exerc. 2014 Dec 23. [Epub ahead of print]
Resistance Exercise Training Alters Mitochondrial Function in Human Skeletal Muscle.
Porter C, Reidy PT, Bhattarai N, Sidossis LS, Rasmussen BB.

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