Sviluppo cognitivo e attività motoria

L’attività fisica regolare è ormai divenuto un imperativo nelle società industrializzate in cui le occasioni di movimento si riducono costantemente. Le istituzioni scolastiche, che dovrebbero essere i recettori preferenziali e gli avamposti del nuovo, si mostrano sempre più autoreferenziali ed incapaci di recepire le indicazioni di quella scienza che pretendono di trasmettere.bambino annoiato

L’insegnamento di fatto è ancorato alla semplice trasmissione cognitiva con lo svilimento completo della dimensione corporea e dell’importanza che essa riveste nello sviluppo completo ed equilibrato della persona. Gli studenti, specialmente bambini, passano troppe ore seduti dietro un banco, “castrati” della loro espressione corporea.

Peter Gray (2011) aveva già lanciato il suo, inascoltato, grido di allarme dalle pagine dell’American Journal of Play, con un articolo dal titolo inequivocabile: “The Decline of Play and the Rise of Psychopathology in Children and Adolescents”, il declino del gioco e lo sviluppo delle psicopatologie nei bambini e negli adolescenti. Dalle righe di Gray si evidenzia come nelle società moderne c’è un costante calo degli spazi e dei momenti di gioco libero che è correlato con l’insorgenza di patologie psicologiche. Il problema è in quello che noi adulti offriamo loro, in una recente indagine emerge che 89% dei bambini preferisce giocare all’aria aperta con gli amici rispetto a guardare la televisione o giocare con il computer[1]. Certo che se non si offre la possibilità del gioco all’aria aperta avremo sempre più bambini obesi di fronte alla TV. Biswas e collaboratori (2015) in una reviews hanno mostrato come uno stile di vita prevalentemente sedentario (più di 8 ore al giorno passate seduti) sia associato con alta incidenza di mortalità o di malattie degenerative, anche in presenza di attività fisica quotidiana. Questo dato è allarmante se pensiamo che la maggior parte dei bambini passano almeno 5 ore seduti a scuola a cui vanno aggiunte le ore per completare i compiti assegnati. Questi dati ci dovrebbero far riflettere soprattutto alla luce della ricerca di Cameron e collaboratori (2014) in cui si dimostra come l’attività fisica nei giovani è correlata con maggior ossigenazione delle zone frontali del cervello e con miglior capacità di effettuare compiti cognitivi difficoltosi. Tutto questo senza considerare che la costruzione dello schema corporeo e dei concetti astratti passano sempre attraverso l’esperienza motoria.

 


 

 Fonti:

 

Gray P. (2011). The Decline of Play and the Rise of Psychopathology in Children and Adolescents, American Journal of Play, volume 3, number 4.

 

Aviroop Biswas et al. (2015). Sedentary Time and Its Association With Risk for Disease Incidence, Mortality, and Hospitalization in Adults: A Systematic Review and Meta-analysis, Ann Intern Med. 162(2):123-132.

 

Cameron TA, Lucas SJ, Machado L. Near-infrared spectroscopy reveals link between chronic physical activity and anterior frontal oxygenated hemoglobin in healthy young women. Psychophysiology. 2014 Dec 11.

[1] Family Kids and Youth, Playreport: International Summary of Research Results (2010), published online, available at http://www.fairplayforchildren.org/pdf/1280152791.pdf.

 

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