The power of mind

La contrazione muscolare volontaria è l’insieme di due eventi correlati che si succedono temporalmente, un segnale nervoso, di natura elettrica, che dalla zona motoria situata nella corteccia cerebrale si propaga fino ai motoneuroni localizzati nel midollo e da questi alle placche motorie, le quali costituiscono l’interfaccia di comunicazione chimica tra sistema nervoso e muscolo. weight-lifting-brainE’ in questa zona che il segnale da nervoso diviene chimico provocando il rilascio di acetilcolina che, in seguito a diversi passaggi biochimici, causa la contrazione dei sarcomeri, le unità funzionali che costituiscono le fibre muscolari componenti il muscolo. La ricerca sportiva si è concentrata molto sull’aspetto fisiologico, quello muscolare, relegando gli aspetti mentali all’attenzione degli neuroscienziati i quali hanno fatto scoperte sorprendenti, che però non sono state recepite dal mondo dello sport. Una di queste ricerche, “The power of the mind: the cortex as a critical determinant of muscle strength/weakness” condotta da Brian Clark ed il suo gruppo ( apre nuove prospettive per l’ottimizzazione dell’allenamento, riequilibrando il rapporto tra aspetti anatomico fisiologici e cognitivo mentali. La metodologia dello sport ha approfondito la ricerca neurofisiologica soprattutto per comprendere le leggi della coordinazione motoria, ma non ha posto molta attenzione al legame psiche-soma per capire se e come, il pensiero possa modificare aspetti prettamente fisiologici come l’espressione della forza. Il gruppo di Brian ha voluto colmare tale lacuna con un disegno sperimentale che prevedeva di immobilizzare il polso per 4 settimane a due gruppi di individui sani. Uno dei due gruppi in questo periodo effettuava il Mental Imagery. Clark e collaboratori (2008; 2010) ha mostrato come l’immobilizzazione produca effetti sia a livello terminale che intracorticale inibendo i segnali nervosi verso il muscolo primariamente attraverso la modulazione dei recettori GABA. Il Mental Imagery consisteva nell’immaginare 52 massime contrazioni del polso della durata di 5 secondi, alternate a 5 secondi di recupero. La somministrazione era in blocchi da 13 contrazioni immaginate con un minuto di recupero tra le sessioni. forza imageryI soggetti erano istruiti a rilassare la zona ma immaginare la massima contrazione. Le istruzioni verbali fornite era di immaginare di contrarre con tutta la forza l’avambraccio flettendo il polso come a spingere una maniglia. Una settimana dopo che era stato tolto il gesso che immobilizzava il polso i due gruppi sono stati sottoposti ad un test di forza comprensivo di misurazione della attivazione volontaria, cioè dell’intervento del sistema nervoso. E’ emerso che il gruppo che praticava Mental Imagery ha avuto un calo di forza inferiore del 50% rispetto al gruppo che non effettuava alcun tipo di training. Ancora una volta la scienza ci mostra come mente e corpo sono una cosa sola e quanto è possibile fare, anche sul profilo fisiologico, allenando la mente.

 

 

Fonti:

 

Clark BC et al. The power of the mind: the cortex as a critical determinant of muscle strength/weakness. J Neurophysiol 112: 3219–3226, 2014

 

Clark BC, Issac LC, Lane JL, Damron LA, Hoffman RL. Neuromuscular plasticity during and following 3 wk of human forearm cast immobilization. J Appl Physiol 105: 868–878, 2008.

 

Clark BC, Taylor JL, Hoffman RL, Dearth DJ, Thomas JS. Cast immobilization increases long-interval intracortical inhibition. Muscle Nerve 42: 363–372, 2010.

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