Gemelli diversi: la differenza la fa l’attività fisica

Molto spesso le ricerche che si occupano di valutare gli effetti di interventi di qualsivoglia genere sull’organismo sono affetti da un bias (errore ineliminabile) che discende direttamente dall’individualità genetica. Se, ad esempio, confrontiamo protocolli di attività fisica o nutrizione divergenti, potremmo trovarci di fronte al paradosso che entrambi conducono al medesimo risultato. twinE’ riscontro comune quello di persone in buona salute, piuttosto longeve, che mantengono stili di vita quantomeno discutibili e al contrario di salutisti estremi che vengono a mancare prematuramente. Mia nonna è vissuta fino ad 87 anni. Fumava più di un pacchetto di sigarette al giorno, beveva grappa e mangiava quotidianamente, in quantità moderata, latte e/o carne rossa e/o pasta all’uovo fatta in casa con farina tipo 00. Non ha mai avuto problemi di salute e l’unico ricovero ospedaliero è coinciso con l’estremo saluto. Nella sua vita però si è sempre spostata in bicicletta, curava l’orto, faceva il bucato a mano ed era sempre impegnata a risolvere le faccende domestiche, insomma era una persona decisamente attiva. Solitamente incontrando queste persone con un briciolo d’invidia si pensa che hanno avuto un corredo genetico estremamente “favorevole”. Rottensteiner e collaboratori (2015) non la pensano allo stesso modo ed hanno voluto valutare l’effetto di uno stile di vita attivo sulla patogenesi di alcune malattie che insorgono con l’invecchiamento, quali il diabete, la sindrome metabolica e la degenerazione cognitiva, escludendo il fattore genetico. L’unico modo per riuscire a disegnare uno studio simile era reclutare gemelli omozigoti che avevano condiviso lo stesso ambiente sociale. Nel loro studio, chiamato FitFatTwin, sono stati coinvolte 10 coppie di gemelli omozigoti selezionati da una coorte di gemelli omozigoti Finlandesi nati tra il 1974 ed il 1979. La base di partenza contava bene 4183 gemelli che al termine della selezione, per fare in modo che tutte le variabili ambientali fossero comparabili eccetto l’attività fisica, si sono ridotti a 10. In tutte le coppie il gemello “attivo” svolgeva, per almeno due volte a settimana, attività fisica, mentre il gemello “inattivo” meno di due volte al mese. Il tipo di attività fisica comprendeva discipline sportive come corsa, sci, ciclismo, palestra, ma anche lavori manuali, passeggiate, giardinaggio ecc. Nello studio sono stati presi in esame i tre anni successivi al reclutamento. E’ emerso che fino a circa 20-25 anni lo stile di vita era sostanzialmente il medesimo, poi per vari motivi uno dei due gemelli manteneva uno stile di vita attivo mentre l’altro sedentario. I risultati dello studio sono sorprendenti e ci spingono a fare alcune considerazioni. In tutti i casi esaminati il gemello attivo mostrava, rispetto al gemello inattivo, un’omeostati (equilibrio) del glucosio ematico molto più stabile, nessun marker o situazione di diabete di tipo 2 e un volume di materia grigia nella zona dello striato e nel giro frontale inferiore, nell’emisfero non dominante, maggiore. E’ interessante notare che la riduzione di materia grigia nei gangli basali è associata a sindrome metabolica (Onyewuenyi et al. 2014), diminuzione della velocità di camminata (Dumurgier et al. 2012) e del controllo distale degli arti (Noback et al. 2005). La zona del giro frontale inferiore è associata alla programmazione motoria, ovvero al network cognitivo-motorio, in particolare nell’elaborazione dei movimenti fini (Liakakis et al. 2011). Fatto ancor più sconcertante è che, come notano gli autori, queste differenze non possono essere attribuite ad altri fattori come il fumo o la dieta, infatti la dieta era praticamente la medesima ed erano presenti fumatori sia nei gemelli attivi che in quelli inattivi. Lo studio ha ovviamente dei limiti a causa dell’esiguo campione coinvolto, tuttavia appare chiaro come di tutti i fattori possibili l’attività fisica sia la principale discriminante nel mantenimento di una adeguata funzionalità psico-fisica come già evidenziato da Booth e collaboratori (2012) e dal panel di esperti della John Hopkins Medical Guide, i quali sono unanimi nel ritenere l’attività fisica il primo ed insostituibile intervento nel mantenimento della salute psico-fisica.

 

 


 

 

Booth FW, Roberts CK, Laye MJ. Lack of exercise is a major cause of chronic diseases. Compr Physiol. 2012;2:1143–211.

 

Dumurgier J, Crivello F, Mazoyer B, et al. MRI atrophy of the caudate nucleus and slower walking speed in the elderly. Neuroimage. 2012;60:871–8.

 

Liakakis G, Nickel J, Seitz RJ. Diversity of the inferior frontal gyrus—a meta-analysis of neuroimaging studies. Behav Brain Res. 2011;225:341–7.

 

Noback CR, Strominger NL, Demarest RJ, Ruggiero DA. The Human Nervous System. Structure and Function. 6th ed. Totova (NJ): Humana Press; 2005. p. 477.

 

Onyewuenyi IC, Muldoon FM, Christie IC, Erickson KI, Gianaros PJ. Basal ganglia morphology links the metabolic syndrome and depressive symptoms. Physiol Behav. 2014;123:214–22.

 

Rottensteiner M, Leskinen T, Niskanen E. et al. Physical activity, fitness, glucose homeostasis, and brain morphology in twins. Med Sci Sports Exerc. 2015 Mar;47(3):509-18.

 

Margolis S. The Johns Hopkins Medical Guide to Health After 50. Black Dog & Leventhal Pub (2006)

 

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