Chetogenesi ed endurance

Uno degli obiettivi della preparazione atletica è lo sviluppo dei sistemi energetici nel verso della massimizzazione della potenza corrispondente alla prestazione richiesta in gara. Un sistema energetico è un via metabolica costituita da determinate reazioni biochithe-effect-of-running-economy-on-endurance-performancemiche permesse da uno specifico pool di enzimi che permettono di trasformare i substrati energetici derivanti dal cibo (lipidi, glucidi e protidi) in una molecola altamente energetica, l’ATP, che alimenta un preciso processo biochimico, come la contrazione muscolare. I sistemi energetici principali si differenziano per potenza, ovvero quanta energia riescono ad erogare nell’unità di tempo e per capacità, cioè per quanto tempo riescono a fornire energia. Abbiamo il sistema del fosfagene che ha una potenza molto elevata ma garantita per pochi secondi, segue il sistema glicolitico anaerobico che ha meno potenza ma una capacità (durata) più limitata ed infine c’è la fosforilazione ossidativa che, in base alla potenza richiesta, utilizza una diversa miscela di glucidi e lipidi (e talvolta di protidi). C’è un altro “combustibile” che non viene mai considerato quando si parla di metabolismo energetico ed è quello derivante dai corpi chetonici. Il motivo è da attribuire al fatto che i corpi chetonici sono d sempre stati associati ad uno stato patologico, principalmente il diabete. In realtà i corpi chetonici sono presenti in piccole quantità sempre nel sangue e sono una fonte energetica naturalmente utilizzata dall’organismo in tutte le condizioni in cui si verifica una carenza di glucosio, come ad esempio durante il digiuno o durante uno sforzo prolungato come può essere una corsa ciclistica senza mangiare. I corpi chetonici sono un sottoprodotto della lipolisi, così come il lattato è un sottoprodotto della glicolisi. Quando la produzione di acetil CoA eccede la capacità dell’ossalacetato di legarlo per proseguire il suo cammino nel ciclo di Krebs, si formano i corpi chetonici. I principali corpi chetonici sono tre: acetone, acido acetoacetico e l’acido β-idrossi-butirrico, essi si formano a partire da due molecole di acetil-CoA che, non potendo entrare nel ciclo di Krebs depauperato di ossalacetato, si associano tra loro. ketone-bodiesUn eccesso di corpi chetonici nel sangue porta ad uno stato patologico noto come chetosi che è un’acidificazione importante e potenzialmente letale. Tuttavia parliamo di eccesso di chetoni derivante da un inutilizzo.

E se, invece, essi fossero utilizzati a scopo energetico? Se l’utilizzo preferenziale del glucosio fosse un adattamento ad una variazione evolutiva della dieta e non una predisposizione biologica? L’uomo, in fondo, nella sua storia ha dovuto affrontare lunghi periodi di digiuno in cui l’approvvigionamento del cibo non era scontato, quindi la chetogenesi doveva permettergli di avere l’energia necessaria ad essere cognitivamente e muscolarmente pronto all’azione. Può essere che l’utilizzo dei chetoni sia un meccanismo metabolico “naturale” nella biochimica dell’uomo? Sono queste le domande che si stanno ponendo molti ricercatori in diversi ambiti di studio, da quello salutistico a quello sportivo. I corpi chetonici sono dei derivati dei lipidi ma hanno un comportamento che li fa assomigliare ai glucidi come un’elevata velocità di rilascio e un’altrettanto veloce utilizzo. Essendo di piccole dimensioni possono essere veicolati, ove la richiesta energetica aumenta, molto più velocemente degli acidi grassi che per contro devono legarsi all’albumina per essere trasportati. I corpi chetonici sono balzati agli onori della cronaca principalmente sull’onda delle cosiddette diete chetogeniche che hanno appunto lo scopo di indurre la chetogenesi (il processo biochimico di produzione dei chetoni) riducendo pesantemente l’apporto di carboidrati in favore delle proteine o dei grassi. E’ molto accesa la diatriba tra sostenitori e detrattori delle diete chetogeniche sul piano dei risvolti sulla salute a lungo termine. Nei prossimi articoli vorrei analizzare la chetogenesi sotto l’aspetto della performance sportiva con particolare riferimento al digiuno intermittente. Un crescente numero di ricerche sta mettendo in luce come il digiuno intermittente abbia degli indubbi benefici sulla salute. Accanto a questo filone di ricerca diversi studiosi stanno verificando la possibilità di beneficiare della chetogenesi nelle prestazione di endurance prolungato. La mia ipotesi è che l’utilizzo del digiuno intermittente sia in grado di spostare il metabolismo energetico verso l’utilizzo dei chetoni con risparmio di glicogeno e conseguente miglioramento delle performance di lunga durata. Sarebbe un modo intelligente di utilizzare una strategia salutare come il digiuno intermittente come strategia per il miglioramento della performance sportiva, ma di questo parlerò nel prossimo articolo analizzando cosa afferma la letteratura scientifica.

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