Imagination is more important than knowledge

L’allenamento mentale o mental training ha recentemente attirato l’attenzione di diversi ricercatori, i quali hanno cercato le evidenze scientifiche relative ai presunti processi cognitivi sottesi. imagery

Il primo studio che dimostrò come l’allenamento mentale potesse avere un effetto sulla prestazione fisica fu presentato da Yue e collaboratori che riuscirono a dimostrare un aumento di forza nel muscolo flessore dell’indice in seguito ad un training mentale che consisteva nell’immaginarsi nell’azione piegare l’indice contro una resistenza. Lo sviluppo delle neuroscienze e la scoperta del sistema dei neuroni specchio (mirror neuron system o MNS) da parte di Rizzolatti e il suo gruppo di ricerca, tuttavia, ha dato un impulso verso l’esplicazione delle basi neuronali sottese a questa capacità sorprendente.

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Qual è il miglior intervento per mantenersi in salute? L’attività motoria

In un articolo apparso sul prestigioso British Journal of Sports Medicine Steven Blair porta dei dati relativi ai principali fattori di rischio che minano la nostra salute. Si tratta di patologie importanti come cardiopatie, diabete tipo 2 e alcune forme di tumore.

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Esercizio fisico e Alzheimer’s

L’esercizio fisico non finisce di riservare sorprese. Più volte ho parlato dell’effetto preventivo dell’attività fisica e del movimento in diverse patologie di carattere prevalentemente metabolico, come il diabete di tipo 2, la sindrome metabolica, l’obesità e l’insorgenza di molte forme tumorali. alzheimers-brainpuzzle-512Se questo non bastasse sempre più ricerche confermano il ruolo dell’esercizio fisico come “medicina” preventiva verso diverse forme di malattie mentali. Le persone con il gene APOE e4, sono più predisposte a contrarre malattie mentali e demenza in età avanzata, il classico caso di genetica “svantaggiosa”.

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Allenamento ed epigenetica

E’ ormai accertato ed accettato che l’inattività è una, se non la principale causa di diverse patologie. Non mi stancherò mai di ripetere che l’uomo è movimento e il suo fine è produrre delle azioni. dna-strandsUna delle domande che i ricercatori si sono posti è in che modo il movimento agisce sul nostro muscolo modificandone le proprietà funzionali, ad esempio rendendolo più capace, ad esempio, di assimilare il glucosio e di prevenire l’insorgere del diabete di tipo 2.

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Lo yoga per il recupero psicofisico

La ricerca scientifica si è interessata agli effetti sulla salute derivanti dallo Yoga inserendolo, al pari della meditazione e del Qi Gong, nell’elenco delle pratiche contemplate dalla medicina integrativa. Uno studio molto interessante di Sinha e collaboratori (2007) ha indagato l’efficacia della pratica dello Yoga nel contrastareyoga-brain-main l’effetto negativo dei radicali liberi sulle cellule. Continua a leggere…

La fatica? Solo una questione mentale

Che cosa è la fatica? Perché proviamo fatica? Può la fatica cognitiva condizionare la performance atletica? Sono queste domande, all’apparenza molto banali, a cui la scienza stenta a dare un risposta precisa e coerente. Il primo studioso ad interessarsi dell’influenza della fatica sulla performance sportiva fu il fisiologo torinese Angelo Mosso (1891fatigue) che scrisse, nel lontano 1891, un libro dal titolo “Fatica”. Nel suo libro Mosso intuì che la fatica è l’integrazione di un fenomeno “centrale”, a livello di sistema nervoso centrale con uno “periferico” che si verifica a livello muscolare.

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CITOCHINE, SALUTE ED ESERCIZIO FISICO

Citochine

Le citochine sono delle proteine secrete dalle cellule del sistema immunitario per coordinarne il funzionamento, tuttavia recentemente si è scoperto che molti altri tipi di tessuti sono in grado di produrle con azioni molto importanti per l’organismo. Agiscono come messaggeri e per molti aspetti si comportano come gli ormoni, riuscendo a trasportare l’informazione anche molto lontano dal sito di produzione ed esercitando un’azione endocrina. Generalmente il loro campo di intervento è molto circoscritto con un effetto “autocrino”, che significa sulla cellula stessa che le ha prodotte, modificandone il comportamento, o “paracrino”, comunicando con le cellule adiacenti.

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Lo stress: come gestirlo (parte terza)

Uno studio di Zautra e collaboratori (2010) ha indagato l’effetto di una riduzione volontaria della frequenza respiratoria, pari alla metà di quella abituale, su due gruppi di soggetti sottoposti a stimoli termici dolorosi. Un gruppo era costituito da donne affette da fibromialgia, una sindrome caratterizzata da dolore muscolare diffuso cronico, mentre il gruppo di controllo era costituito da donne in buono stato di salute. Secondo gli autori dello studio la fibromialgia ha origine da uno squilibrio dei centri nervosi deputati al controllo delle emozioni e implica uno sbilanciamento del sistema nervoso autonomo nel rapporto tra sistema simpatico e parasimpatico.

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Lo stress: effetti (parte seconda)

Nel precedente articolo ho parlato di quali sono le cause che determinano lo stress e di come agisce sull’organismo. La domanda rimasta in sospeso rimandava alla possibilità di utilizzare delle tecniche per attenuare e ridurre gli effetti dello stress, prima vorrei analizzare gli effetti dello stress. Desidero puntualizzare e soffermarmi particolarmente sulla terminologia utilizzata. Le tecniche di riduzione dello stress servono a ridurre gli EFFETI che lo stress esercita sull’organismo ed in qualche misura a rendere consapevoli che nella nostra condotta di vita c’è qualcosa da variare. Il “qualcosa da variare” sono le CAUSE determinanti che hanno a che fare con uno stile di vita non equilibrato di cui occorre farsi carico. Esistono svariate tecniche per riequilibrare il nostro organismo: Yoga, Meditazione, Musico terapia, terapie Cognitive, etc. Ognuna di esse agisce a diversi livelli e con differente impatto sul sistema nervoso, immunitario ed endocrino. Nel prossimo articolo presenterò una tecnica basata sulla respirazione, quindi cerchiamo di chiarire perché è importante la respirazione e come lo stress la condiziona.

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