Lo stress: effetti (parte seconda)

Nel precedente articolo ho parlato di quali sono le cause che determinano lo stress e di come agisce sull’organismo. La domanda rimasta in sospeso rimandava alla possibilità di utilizzare delle tecniche per attenuare e ridurre gli effetti dello stress, prima vorrei analizzare gli effetti dello stress. Desidero puntualizzare e soffermarmi particolarmente sulla terminologia utilizzata. Le tecniche di riduzione dello stress servono a ridurre gli EFFETI che lo stress esercita sull’organismo ed in qualche misura a rendere consapevoli che nella nostra condotta di vita c’è qualcosa da variare. Il “qualcosa da variare” sono le CAUSE determinanti che hanno a che fare con uno stile di vita non equilibrato di cui occorre farsi carico. Esistono svariate tecniche per riequilibrare il nostro organismo: Yoga, Meditazione, Musico terapia, terapie Cognitive, etc. Ognuna di esse agisce a diversi livelli e con differente impatto sul sistema nervoso, immunitario ed endocrino. Nel prossimo articolo presenterò una tecnica basata sulla respirazione, quindi cerchiamo di chiarire perché è importante la respirazione e come lo stress la condiziona.

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Lo Stress (parte prima)

Cosa è lo stress? Come agisce? E’ possibile controllarlo? Il termine stress ha assunto, nell’immaginario collettivo, un connotato del tutto negativo nonostante, nella realtà, esso sia un processo fondamentale per il mantenimento della vita. Il fisiologo Hans Selye, introdusse il temine stress in ambito psico-fisiologico in un libro che è una delle pietre miliari della ricerca fisiologica: “Stress without Distress (1974)”.

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Periodizzazione ed endurance

Nella metodologia dell’allenamento con il termine “periodizzazione” si fa riferimento ad una razionale ripartizione degli stimoli allenanti nel corso della preparazione atletica, al fine di massimizzare la performance, in vista di un determinato evento. Agli albori dello sport organizzato gli atleti per essere competitivi solitamente usavano ripetere in allenamento frazioni di gara. Il ragionamento alla base era del tipo: “Se devo essere competitivo in quel tipo di prestazione, mi devo allenare facendo cose simili a quel tipo di gara”.

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Le miochine: cosa sono e come agiscono

L’ esercizio fisico è il più accessibile, economico e sicuro metodo di cui disponiamo per prevenire una serie di patologie tipiche delle società occidentale. Disponendo di oltre 650 muscoli il corpo umano è, di fatto, “progettato” per il movimento. L’ipocinesi, cioè la mancanza di movimento, associata ad una scorretta alimentazione aumenta la probabilità di incorrere in diverse patologie quali, ipertensione, obesità, sindrome metabolica, iperlipidemia, fino a diabete di tipo 2 e delle patologie cardiache.

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HIIT e adiponectina: più performance e più salute

L’adiponectina è un ormone che modula diversi processi metabolici tra cui la regolazione del glucosio e il catabolismo degli acidi grassi (Lafontan et al. 2006). E’ secreta dal tessuto adiposo nella sua funzione di organo endocrino. La sua concentrazione nel sangue è inversamente proporzionale alla quantità di tessuto adiposo, infatti nelle persone obese si rileva una concentrazione più bassa rispetto alla norma.

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Le basi del metodo FlessibilMente

Il principio su cui si basa FlessibilMente è la focalizzazione dell’attenzione sulle sensazioni inviate ininterrottamente dal corpo. Il cervello umano è un elaboratore di informazioni a capacità limitata e la quantità che l’ambiente, interno ed esterno, gli invia continuamente è enorme, per questo motivo esso utilizza delle strategie di gestione molto sofisticate. Nello specifico queste strategie si occupano di filtrare, in modo appropriato, le informazioni portando a livello di attenzione quelle essenziali per far fronte alle diverse situazioni. Le informazioni sono inoltre “impacchettate” in schemi in modo che la loro memorizzazione e successiva selezione siano il più efficienti possibile.

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Recuperare con lo Yoga

Lo Yoga è una pratica millenaria costituita da una serie di posizioni, chiamate asana, da eseguire rispettando un preciso ritmo respiratorio. Il numero di persone che si avvicina a questa disciplina è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni convincendo anche quelli che ne avevano un’immagine legata al misticismo e all’esoterico. Anche la ricerca scientifica ha studiato gli effetti della pratica dello Yoga sull’organismo rilevando degli interessanti risvolti per quel che concerne il recupero psico-fisico. Come per la respirazione e la meditazione, lo Yoga si è dimostrato efficace nel contrastare gli effetti deleteri dello stress ossidativo (Sinha e al. 2007).

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Recuperare con la meditazione

La meditazione ha da poco tempo attratto l’interesse della comunità scientifica, al pari delle discipline con stretti legami religioso-filosofiche, ritenendo, forse, che appartenesse più al regno del misticismo che non a quello rigoroso dell’indagine sistematica e rigorosa. La meditazione è una pratica, che in diverse filosofie, costituisce un mezzo per la congiunzione dell’uomo con il suo essere divino, tuttavia si è dimostrata molto influente sull’attività e la struttura cerebrale. Il cervello è composto da circa 100 miliardi di cellule chiamate neuroni che, durante la loro attività, producono dei potenziali elettrici la cui somma è rilevabile come onde elettriche per mezzo di uno strumento chiamato elettroencefalografo.

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Recuperare con la respirazione

L’uomo è un sistema molto complesso la cui vita dipende dal corretto funzionamento di un’unità di base chiamata cellula. Insiemi di cellule formano organi ed apparati i quali costituisco delle entità funzionali che permettono l’esistenza. La vita delle cellule è garantita principalmente dall’ossigeno, per questo motivo la respirazione può essere considerata una delle funzioni fisiologiche fondamentali della vita. L’attenzione verso il respiro ha interessato l’uomo da lungo tempo al punto che molti popoli hanno cercato di capire come una sua variazione potesse incidere sulle funzioni dell’intero organismo. Di fatto, tutte le pratiche psico-motorie che si occupano di benessere hanno alla base una qualche forma di addestramento e disciplina della funzione respiratoria. Lo Yoga ha contemplato e sintetizzato le conoscenze sviluppate sul respiro in una dottrina chiamata Pranayama.

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Diagnosticare l’overtraining

Considerati gli effetti deleteri della sindrome da overtraining, la ricerca scientifica si è concentrata sulla ricerca di “marker biologici” o indici psicofisici che potessero prevenire e anticipare lo stato di super affaticamento. Bosquet e collaboratori (2001) propongono un metodo basato sul rapporto tra concentrazione di lattato, misurato sulla curva del lattato, e punteggio sulla scala RPE di Borg. E’ noto che in atleti di endurance la curva del lattato tende ad avere uno shift verso destra ed un abbassamento del picco di produzione di lattato. Queste stesse condizioni si verificano anche in presenza di un marcato affaticamento, come avviene nel caso dell’overtraining. Risulta quindi molto difficile capire se lo shift della curva è funzionale alla performance o indica, invece, l’istaurarsi di un grave affaticamento. Rapportando la concentrazione del lattato su una prova, atta a costruire la curva, con la RPE, si riuscirebbe a distinguere una fase di overreaching funzionale dall’overtraining. Ricordiamo che la Rate of Perceived Exertion (RPE) è uno strumento di autovalutazione che misura l’entità dello sforzo su una scala da 6 a 20, in cui 6 rappresenta assenza di sforzo e 20 il massimo sforzo immaginabile (Borg 1970).

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