Chetogenesi, autofagia ed endurance (III ed ultima parte)

Al pari di una dieta chetogenica il digiuno intermittente (intermittent fasting) spinge il metabolismo energetico verso il consumo di acidi grassi e corpi chetonici. Gli studi sul digiuno si sono concentrati maggiormente sui sui effetti sulla salute, mentre l’impigo per il miglioramento della performance sportiva è ancora agli albori e fatica a vincere molte resistenze, soprattutto di carattere nutrizionale. mitochondrion_x220Quanto segue è scritto in forma speculativa sulla base di ipotesi che discendono dai dati scientifici, ma come spesso ripeto, in ambito scientifico è vero solo ciò che è dimostrato e fino a quando non ci sarà un certo volume di studi che confermano le ipotesi tutto deve essere inquadrato con precauzione. Continua a leggere…

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Chetogenesi e endurance (II parte)

Le strategie nutrizionali consigliate negli ultimi 30 anni si sono basate, quasi esclusivamente, sullo studio del metabolismo glucidico ricercando modalità per aumentare le scorte di glicogeno disponibili. Se da un lato una dieta molto ricca di carboidrati contribuisce ad aumentare lo stoccaggio di glicogeno, per contro, per un universale principio di adattamento fisiologico anche il suo consumo aumenterà.14913245749_eb1c31bae0_z E’ ovvio, infatti, che se sviluppo un sistema energetico nel verso di un determinato substrato (in questo caso i carboidrati) esso si baserà preferibilmente su esso ed entrerà in crisi quando viene a mancare. Continua a leggere…

Chetogenesi ed endurance

Uno degli obiettivi della preparazione atletica è lo sviluppo dei sistemi energetici nel verso della massimizzazione della potenza corrispondente alla prestazione richiesta in gara. Un sistema energetico è un via metabolica costituita da determinate reazioni biochithe-effect-of-running-economy-on-endurance-performancemiche permesse da uno specifico pool di enzimi che permettono di trasformare i substrati energetici derivanti dal cibo (lipidi, glucidi e protidi) in una molecola altamente energetica, l’ATP, che alimenta un preciso processo biochimico, come la contrazione muscolare. Continua a leggere…

Come si allenano i campioni dell’endurance?

Una delle critiche che spesso si fanno alla ricerca nel campo della fisiologia dell’esercizio e della metodologia dell’allenamento è relativa alle condizioni “artificiali” in cui sono condotti gli studi. Molto spesso per poter isolare le variabili dipendenti (ovvero il risultato dell’esperimento) sotto esame si è costretti a ridurre il numero delle variabili indipendenti (gli stimoli che manipola il ricercatore) discostando la situazione di laboratorio dalla pratica degli allenamenti e della gara. fondoUn altro problema endemico della ricerca è relativo alla difficoltà nel reclutare soggetti idonei a dimostrare ciò che si vuole dimostrare. Molto spesso le ricerche sono condotte su studenti universitari, generalmente poco allenati, che hanno delle risposte (variabili dipendenti) molto diverse da quelle che può avere un atleta Elite. Il tecnico capace è quello che grazie alle conoscenze teoriche acquisite, riesce a contestualizzare queste ricerche ed adattarle alla pratica, grazie anche alla costante raccolta dei dati durante gli allenamenti e all’esperienza maturata. Continua a leggere…

Riscaldamento cognitivo ed emotivo

Nei precedentei articoli è stato detto che il riscaldamento deve provvedere alla messa a regime delle tre componenti che determinano il rendimento ottimale dell’atleta: il sistema muscolo-tendineo, il sistema di controllo motorio e la componente emotiva. samurai-warriors-3E’ stata tracciata anche una proposta di lavoro per l’attivazione della prima componente, nel presente vorrei esaminare il lato più “mentale” del riscaldamento cercando di mostrare come esso rivesta un’estrema importanza per poter esprimere la miglior performance, compatibilmente con le qualità e la condizione atletica dell’atleta. Continua a leggere…

Il riscaldamento muscolo-tendineo

Nell’articolo precedente ho trattato le generalità relative al riscaldamento evidenziando come l’attribuzione di un semplice effetto sulla struttura muscolo-tendinea sia molto riduttivo. Nel corso dei prossimi articoli esporrò alcune idee su come impostare un riscaldamento che tenga in considerazione le tre componenti che devono essere attivate: quella muscolo-tendinea, quella deputata al controllo motorio e quella emotiva. RodDaveWarmupPersonalmente preferisco passare dal generale allo specifico partendo dal versante muscolare, ma non è una regola fissa, è più una questione di praticità. L’aspetto più semplice ed anche più noto del riscaldamento è la preparazione della struttura muscolo-tendinea ai contenuti dell’allenamento o della gara e sarà il contenuto del presente articolo.Continua a leggere…

Riscaldamento e defaticamento

La seduta di allenamento e la gara si compongono di tre fasi: riscaldamento, allenamento (o gara), defaticamento. Nessuna di queste componenti è opzionale, ognuna è funzionale all’altra e la condizione in senso circolare. La corretta sequenza ed esecuzione del riscaldamento e del defaticamento sono le condizioni che permettono di massimizzare il risultato dell’allenamento, in termini di effetto allenante, o della prestazione, se stiamo parlando di gara. warmupMolti atleti considerano, erroneamente, la fase di riscaldamento una semplice appendice utile solo a minimizzare il rischio di infortuni. Continua a leggere…

Allenamento e vie di segnalazione cellulare

In questo articolo vorrei discutere un nuovo approccio sulla valutazione degli effetti cellulari del carico fisico. L’idea che le recenti ricerche stanno delineando è che gli adattamenti indotti dagli allenamenti a livello cellulare siano una cronicizzazione della risposta organica agli stimoli ambientali.steepclimbbicycle E’ lo stesso concetto che si pensa sia alla base dell’apprendimento cognitivo, ovvero che si creino delle connessioni più forti tra i neuroni che si attivano più frequentemente in risposta ad uno stimolo. Il concetto nuovo che emerge è quello di stress metabolico e trasduzione del segnale. Osserva Alberti (2012) che questo nuovo paradigma passa attraverso tre importanti passaggi:

  • L’esercizio fisico “trasduce”, ovvero traduce degli stimoli di natura meccanica in segnali ormonali intra ed extra cellulari;
  • Le informazioni veicolate da questi segnali si integrano con la situazione ambientale del momento;
  • L’insieme di questi segnali agisce a livello dei geni regolando la trascrizione.

Notiamo come la rivoluzione di questo approccio sta nel determinare un certo tipo di segnali molecolari che una volta avviati agiscono a livello genetico.Continua a leggere…

Capacità anaerobiche e triathlon

Il modello prestazionale del triathlon su brevi distanze (sprint ed olimpico) si caratterizza per un ampio utilizzo dei sistemi energetici anaerobici. Le gare di alto livello presentano un continuo sconfinamento in intensità pari al VO2max a cui si alternano, specialmente nel nuoto e nel ciclismo, momenti di relativo recupero che comunque, molto spesso, sono ad intensità prossime alla soglia del lattato. Le domande che si pongono all’attenzione del preparatore sono: “qual è la percentuale di utilizzo della glicolisi anaerobica? ITU WORLD TRIATHLON SERIES - STOCKHOLM 2012Come influisce sull’efficienza meccanica l’affaticamento derivante dall’intensità? In che modo è possibile allenare queste capacità? E’ la risposta a queste domande che permette di comprendere in che modo si può adattare, attraverso una specifica preparazione atletica, l’atleta al modello prestazionale richiesto. Alcune ricerche recenti ci posso fornire dei suggerimenti per delinera una proposta di condizionamento specifico per il triatleta. Continua a leggere…

Irisina la miochina che fa dimagrire

L’irisina, una miochina scoperta da alcuni ricercatori della Harvard Medical School (Boström et al. 2012), ha mostrato un effetto diretto sulla trasformazione del grasso bianco (WAT o white adipose tissute) in grasso bruno (BAT o brown adipose tissute). totally free weight loss exercise programs-IvdaLa produzione di irisina sarebbe stimolata dal PGC1-α (coattivatore 1 del proliferatore gamma del perossisoma) che è un coattivatore della trascrizione, che significa che aiuta ad attivare la trascrizione dei geni, ovvero la replicazione del DNA. Nel caso in oggetto il risultato finale è di aumentare la biogenesi mitocondriale e l’ossidazione dei grassi.Continua a leggere…