Prestazione di ultra-endurance ed alimentazione

All’annuale meeting dell’ACSM, una delle più importanti istituzioni di medicina dello sport è stato presentato un interessantissimo studio.

Sono stati selezionati 20 ultra maratoneti Elite di livello comparabile e assegnati casualmente a due diversi gruppi: High Carbo Diet (HCD; 58% carbs, 15% protein, 28% fat) e Low Carbo Diet (LCD; 11% carbs, 19% protein, 71% fat).Continua a leggere…

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Autofagia, salute e longevita

Il termine autofagia deriva dal greco e significa “mangiare se stessi”. Fu coniato, circa 40 anni fa da Christian De Duve. Sono riconosciuti tre tipi di autofagia: macro-autofagia, micro-autofagia e autofagia mediata da chaperone, una proteina necessaria per la corretta aggregazione delle catene polipeptidiche. Le unità funzionali del nostro organismo sono le cellule dal cui ciclo vitale dipende la nostra salute. All’interno delle cellule tutti i processi biochimici di produzione energetica, sintesi proteica e replicazione del DNA sono permessi da una serie di “strumenti” chiamati organelli.

Melvin Larsen takes first place in the mens 100 meter race at the National Senior Games at the University of St. Thomas in St. Paul MN., on July 9, 2015 (© Rebekah A. Romero 2015)
Melvin Larsen takes first place in the mens 100 meter race at the National Senior Games at the University of St. Thomas in St. Paul MN., on July 9, 2015 (© Rebekah A. Romero 2015)

Una cellula è come un’industria in cui diversi settori utilizzano macchine particolari per trasformare il prodotto grezzo in prodotto finito. Si intuisce immediatamente che la “manutenzione” degli organelli (le macchine industriali del nostro esempio) è estremamente importante per il corretto funzionamento cellulare. Continua a leggere…

Autofagia e prestazione sportiva

Nel corso dell’evoluzione l’essere umano ha dovuto affrontare primariamente il problema dell’approvvigionamento energetico. Il nostro organismo per funzionare necessita di energia che deve essere reperita attraverso il cibo. In epoche remote, tuttavia, non esistevano supermercati e sistemi di conservazione dei cibi, conseguentemente è plausibile pensare che potessero presentarsi dei periodi, più o meno lunghi, in cui i nostri avi dovevano digiunare e al contempo disporre delle energie per fronteggiare i predatori ed i pericoli e procurarsi il cibo. autophagyLa natura ha escogitato un metodo geniale per ovviare a questo problema riuscendo a produrre l’energia autonomamente. Continua a leggere…

Chetogenesi, autofagia ed endurance (III ed ultima parte)

Al pari di una dieta chetogenica il digiuno intermittente (intermittent fasting) spinge il metabolismo energetico verso il consumo di acidi grassi e corpi chetonici. Gli studi sul digiuno si sono concentrati maggiormente sui sui effetti sulla salute, mentre l’impigo per il miglioramento della performance sportiva è ancora agli albori e fatica a vincere molte resistenze, soprattutto di carattere nutrizionale. mitochondrion_x220Quanto segue è scritto in forma speculativa sulla base di ipotesi che discendono dai dati scientifici, ma come spesso ripeto, in ambito scientifico è vero solo ciò che è dimostrato e fino a quando non ci sarà un certo volume di studi che confermano le ipotesi tutto deve essere inquadrato con precauzione. Continua a leggere…

Chetogenesi e endurance (II parte)

Le strategie nutrizionali consigliate negli ultimi 30 anni si sono basate, quasi esclusivamente, sullo studio del metabolismo glucidico ricercando modalità per aumentare le scorte di glicogeno disponibili. Se da un lato una dieta molto ricca di carboidrati contribuisce ad aumentare lo stoccaggio di glicogeno, per contro, per un universale principio di adattamento fisiologico anche il suo consumo aumenterà.14913245749_eb1c31bae0_z E’ ovvio, infatti, che se sviluppo un sistema energetico nel verso di un determinato substrato (in questo caso i carboidrati) esso si baserà preferibilmente su esso ed entrerà in crisi quando viene a mancare. Continua a leggere…

Chetogenesi ed endurance

Uno degli obiettivi della preparazione atletica è lo sviluppo dei sistemi energetici nel verso della massimizzazione della potenza corrispondente alla prestazione richiesta in gara. Un sistema energetico è un via metabolica costituita da determinate reazioni biochithe-effect-of-running-economy-on-endurance-performancemiche permesse da uno specifico pool di enzimi che permettono di trasformare i substrati energetici derivanti dal cibo (lipidi, glucidi e protidi) in una molecola altamente energetica, l’ATP, che alimenta un preciso processo biochimico, come la contrazione muscolare. Continua a leggere…

Come si allenano i campioni dell’endurance?

Una delle critiche che spesso si fanno alla ricerca nel campo della fisiologia dell’esercizio e della metodologia dell’allenamento è relativa alle condizioni “artificiali” in cui sono condotti gli studi. Molto spesso per poter isolare le variabili dipendenti (ovvero il risultato dell’esperimento) sotto esame si è costretti a ridurre il numero delle variabili indipendenti (gli stimoli che manipola il ricercatore) discostando la situazione di laboratorio dalla pratica degli allenamenti e della gara. fondoUn altro problema endemico della ricerca è relativo alla difficoltà nel reclutare soggetti idonei a dimostrare ciò che si vuole dimostrare. Molto spesso le ricerche sono condotte su studenti universitari, generalmente poco allenati, che hanno delle risposte (variabili dipendenti) molto diverse da quelle che può avere un atleta Elite. Il tecnico capace è quello che grazie alle conoscenze teoriche acquisite, riesce a contestualizzare queste ricerche ed adattarle alla pratica, grazie anche alla costante raccolta dei dati durante gli allenamenti e all’esperienza maturata. Continua a leggere…

Cadenza di pedalata e Ironman

La cadenza di pedalata è uno degli argomenti “cool” quando si parla di ciclismo e triathlon. E’ uno di quei casi in cui la ricerca scientifica giunge a delle conclusioni mentre nella pratica agonistica di alto livello ci si comporta in modo totalmente diverso. Nella gran parte degli studi effettuati, infatti, si rileva che la cadenza ideale dovrebbe essere tra le 60-80 rpm, mentre i ciclisti ed i triathleti (specialmente sulle distanze brevi) si assestano attorno alle 90-100rpm. maccaUno dei grossi problemi degli studi fatti in laboratorio è relativo al protocollo utilizzato che, molto spesso, non riesce a riprodurre le condizioni di gara e quindi i risultati devono essere intelligentemente valutati e adattati nella pratica. Continua a leggere…

Riscaldamento cognitivo ed emotivo

Nei precedentei articoli è stato detto che il riscaldamento deve provvedere alla messa a regime delle tre componenti che determinano il rendimento ottimale dell’atleta: il sistema muscolo-tendineo, il sistema di controllo motorio e la componente emotiva. samurai-warriors-3E’ stata tracciata anche una proposta di lavoro per l’attivazione della prima componente, nel presente vorrei esaminare il lato più “mentale” del riscaldamento cercando di mostrare come esso rivesta un’estrema importanza per poter esprimere la miglior performance, compatibilmente con le qualità e la condizione atletica dell’atleta. Continua a leggere…

Il riscaldamento muscolo-tendineo

Nell’articolo precedente ho trattato le generalità relative al riscaldamento evidenziando come l’attribuzione di un semplice effetto sulla struttura muscolo-tendinea sia molto riduttivo. Nel corso dei prossimi articoli esporrò alcune idee su come impostare un riscaldamento che tenga in considerazione le tre componenti che devono essere attivate: quella muscolo-tendinea, quella deputata al controllo motorio e quella emotiva. RodDaveWarmupPersonalmente preferisco passare dal generale allo specifico partendo dal versante muscolare, ma non è una regola fissa, è più una questione di praticità. L’aspetto più semplice ed anche più noto del riscaldamento è la preparazione della struttura muscolo-tendinea ai contenuti dell’allenamento o della gara e sarà il contenuto del presente articolo.Continua a leggere…